(di Alessandro Andrelli) E’ tempo di Election Day, è tempo di #Italia18, è tempo di Elezioni. Finalmente verrebbe da dire; e adesso voto o non voto? è il pensiero di molti. La verità sta nel fatto che non c’è fiducia, che purtroppo vincerà il partito del “non voto”. Il pericolo, più concreto di quanto possa pensarsi, è che regni l’ingovernabilità e che ci sia una forte astensione al voto, il peggior segnale “anti-democrazia” che un paese come l’Italia possa dimostrare al mondo intero. In questo una componente essenziale sarà quella dei giovani, dei ventenni e trentenni di oggi, che magari in passato nemmeno erano definiti giovani, ma che continuano a pagare lo scotto di una crisi economica e sociale drammatica. Da qui l’esigenza di conoscere anche e soprattutto l’opinione delle nuove generazioni e il Focus scritto per Tg24 da Ester Evangelisti, ventenne frusinate. Un testo duro, profondo, mai banale, e talmente reale da far rabbrividire. Dovrebbero leggerlo tutti. Dai politici, a quanti non hanno fiducia nei giovani; dagli amministratori locali fino agli stessi coetanei di Ester, che spesso si sentono emarginati, messi da parte, incompresi e delegittimati. Ecco l’articolo/focus sulle Elezioni del 4 marzo.
(di Ester Evangelisti) Quando anche i sogni si pagano, puoi continuare a crederci? “Siete giovani e pieni di sogni. Vi guardo e ve li trovo tutti stampati in quegli occhi luminosi e freschi. Li avete tutti lì, tutti stretti tra le mani, come fossero la cosa più cara al mondo ma…avete paura…una grande paura di viverli. Sapete cosa vi dico? Alzatevi e realizzateli, non permettete mai a nessuno di spezzarvi quelle ali. Mai.” Quando ascoltai queste parole avevo solo 16 anni e, a 16 anni, l’unica cosa che hai sono proprio i sogni. Ricordo che quelle ali me le sentivo addosso, ricordo che credevo di poter sorvolare il mondo e lo facevo. Ogni giorno, protetta dietro quel piccolo banco verde e con il viso chino sui libri, io sorvolavo il mondo. Facevo progetti continui, creavo mille castelli in aria, e non importava se qualcuno poi veniva buttato giù: ero subito pronta a costruirne altri, a volerne costruire altri. Avevo fiducia, credevo nel futuro, credevo in tutte le possibilità presenti nel mondo. Poi però tutto è cambiato. Subito dopo aver finito la scuola, subito dopo aver aperto il guscio in cui mi ero rintanata, la vita mi ha colpita. Mi sono ritrovata con i piedi impantanati nel vero mondo e ho capito che tutte quelle cose che credevo possibili, in realtà, facevano solo parte del mio mondo, non di quello reale, che attraverso ogni singolo giorno. Pavese scriveva che si può finire per credere che tutta la vita sia quella dei libri e allora “è necessaria una cura continua di scossoni, di prossimo, di concreta realtà”. Io quella cura di concreta realtà l’ho ricevuta e quelle ali addosso, non me le sono sentite più. Fra qualche mese ci saranno le nuove elezioni politiche. Tutti ascoltiamo in televisione grandi discorsi pieni di retorica. La mente si ingarbuglia, si affolla di parole difficili, di idee perfette, di immagini di uomini puliti e sicuri, di uomini che vogliono solo cambiare le cose, che vogliono solo darci ciò di cui abbiamo bisogno. Questi uomini sono tutti pronti a dare oggi, ma a riprendere domani. Come sempre. Perché? Perché nella realtà dei fatti sono solo persone che non conoscono i nostri veri bisogni, non li conoscono e non possono conoscerli, perché tra di noi, non ci sono mai. Io oggi ho 21 anni, e se devo pensare al mio futuro faccio fatica a vederlo. Non ho più le idee sicure e chiare di una volta perché mi sembra di non avere niente in mano per poterle realizzare. Io oggi non credo più in quelle belle parole che mi sento rivolgere mediate dal televisore, non ci credo perché da quelle parole mi sono sempre sentita tradita, offesa. Mi è sempre stato detto che se fai una promessa è perché ci credi, perché vuoi portarla a compimento o almeno vuoi provarci e ci provi; ma se pensi che poi non la rispetterai mai beh…non lasciare alle tue labbra la possibilità di formularla. Nel mondo oggi succede tutto il contrario. Si dicono tante parole, tutte belle e colte, ma poi alla fine rimangono solo parole che vagano nel vento. Che vengono dimenticate, che forse neanche si ascoltano più. Non so di che è la colpa di tutto questo. Non so perché non esistono più gli uomini di una volta, quegli uomini che nella politica ci credevano davvero. Uomini che credevano nella cultura, con quella luce negli occhi che ti lasciava sempre una speranza in più, che ti faceva credere di averla proprio tra le mani quella speranza. Oggi tantissimi giovani non credono più. Non credono perché non si sentono presi in causa, capiti, non sentono di poter far parte di questo mondo sbagliato, fatto di regole sbagliate. Noi giovani oggi abbiamo imparato che devono pagarsi anche i sogni, che non serve solo la passione, la voglia per cambiare le cose. E allora ci sentiamo inutili, persi, non ci ritroviamo più. E allora andiamo via, via dove speriamo di trovare il nostro posto, o almeno di trovare un piccolo posto. Però questo è sbagliato. Non dovrebbe essere la normalità. Perché per cambiare le cose ci vuole coraggio, non si può scappare; per cambiare le cose si deve lottare e partire sempre dalla parte più piccola: in questo caso votare. Sì votare, perché votando scegliamo ancora di dare una possibilità a questo mondo, scegliamo di inseguire ancora i nostri sogni, con più forza di prima; proprio come scriveva Pavese a Fernanda Pivano: “Si comperi un monopattino. Coraggio e arrivederci.” Non abbiate mai paura di salire su quel monopattino per inseguire i vostri sogni, perché se lo volete, se ci credete davvero, sono ciò che non potranno togliervi mai. Ester Evangelisti
