Torna dal Canada per ricominciare, ma finisce in un incubo: 50enne ciociaro vittima di 30 frodi fiscali

Irene Mizzoni
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Ciociaro torna dal Canada e finisce in un incubo giudiziario: assolto in due processi, ma restano altri ventotto.

Era tornato in Italia dopo anni trascorsi all’estero, con l’idea di ricominciare da capo. Ma per un 50enne originario della Ciociaria, rientrato a Frosinone dopo una lunga permanenza a Toronto, il ritorno si è trasformato in una vera e propria odissea giudiziaria. L’uomo, pur comprendendo l’italiano parlato, non era in grado né di leggerlo né di scriverlo correttamente. Una condizione che, secondo la difesa, lo avrebbe reso particolarmente vulnerabile. Insieme a un amico aveva deciso di avviare una cooperativa di servizi, affidando tutte le pratiche burocratiche a un commercialista del capoluogo ciociaro. I problemi sono iniziati quando l’Agenzia delle Entrate gli ha notificato una cartella esattoriale di importo rilevante, che a suo dire non aveva alcun collegamento con l’attività intrapresa. Su consiglio del suo legale di fiducia, l’avvocato Giuseppe Lo Vecchio, il 50enne si è recato presso l’ente di riscossione per ottenere chiarimenti. È proprio in quell’occasione che emerge un quadro sconcertante: l’uomo risultava formalmente amministratore unico o liquidatore di circa trenta società sparse su tutto il territorio nazionale, aziende che dichiaravano fatturati complessivi ciascuna pari a circa un milione e mezzo di euro l’anno. Caduto dalle nuvole, il 50enne ha sporto denuncia alla Guardia di Finanza, che ha avviato l’ attività investigativa. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sistema si basava su un articolato meccanismo di false fatturazioni finalizzate a ottenere indebite compensazioni fiscali. Tra le ipotesi di reato contestate figura anche il riciclaggio. L’uomo è stato quindi rinviato a giudizio con accuse pesanti. Tuttavia, la difesa ha sin da subito sostenuto l’estraneità ai fatti, evidenziando come il proprio assistito fosse stato inconsapevolmente utilizzato come prestanome all’interno di un sistema ben più ampio. Al centro dell’inchiesta anche il commercialista che aveva curato la documentazione per la costituzione della cooperativa. Secondo l’accusa, il professionista sarebbe stato parte di una rete illecita riconducibile a un avvocato romano di 57 anni, arrestato nel 2019 con accuse di frode fiscale e auto riciclaggio, sempre nell’ambito di operazioni legate a false fatturazioni. Il legale venne fermato a Ponza con l’accusa di essere appunto il capo di una colossale frode fiscale da circa 320 milioni di euro, basata sulle false fatture e crediti di Iva fittizi. Intanto, per il 50enne arrivano i primi esiti giudiziari: due processi celebrati a Roma si sono conclusi con altrettante assoluzioni. Un segnale importante, che rafforza la linea difensiva. Restano però ancora aperti altri 28 procedimenti. Nei prossimi mesi, i giudici saranno chiamati a pronunciarsi su ciascuno di essi. Alla luce degli elementi già emersi, la difesa confida in un esito analogo, sostenendo che l’uomo sia stato soltanto una pedina inconsapevole nelle mani di soggetti senza scrupoli. Mar. Ming.
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