Stellantis – L’ora di Filosa: ma per lo stabilimento di Cassino c’è solo un rinvio

Irene Mizzoni
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Doccia fredda per Piedimonte: l’asse franco-cinese premia Rennes e gela il futuro di Cassino.

È il giorno della verità per Stellantis. Oggi, 21 maggio 2026, il CEO Antonio Filosa presenta ufficialmente alla comunità finanziaria il nuovo e attesissimo piano industriale del gruppo. Una road map cruciale che arriva in un momento emergenziale per l’automotive italiano, segnato dalla perdita di oltre 12.000 posti di lavoro negli ultimi anni e da una cassa integrazione ormai strutturale. ​Se per altri poli italiani si muovono i primi tasselli — come le certezze per Pomigliano d’Arco con il progetto “E-Car” dal 2028 — per lo stabilimento Cassino Plant di Piedimonte San Germano l’orizzonte si fa drammaticamente cupo. Quello che doveva essere il giorno del riscatto si sta trasformando, per la Ciociaria, in un lunghissimo e assordante rinvio. ​Piedimonte a bocca asciutta: nessun piano operativo pronto ​La doccia fredda per il territorio laziale era già stata anticipata dai vertici aziendali ai sindacati alla vigilia dell’Investor Day: Stellantis non è ancora pronta a esporre un piano operativo specifico per Cassino. I dettagli sul futuro dello stabilimento richiederanno incontri successivi. ​Una frenata che gela l’entusiasmo di lavoratori, famiglie e dell’intero indotto del Basso Lazio, da mesi sospesi in un limbo produttivo fatto di continui blocchi e turni ridotti. Per il polo all’ombra dell’Abbazia, specializzato finora nelle piattaforme premium ed elettriche di alta gamma (come la STLA Large), il rischio concreto è quello di veder scivolare via la propria centralità industriale. ​”La direzione aziendale ci ha comunicato che su Cassino non sono ancora pronti a esporre un piano operativo. Non accetteremo la dismissione o lo svuotamento di nessun sito italiano.” — Nota congiunta dei sindacati di categoria (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR) ​L’ombra dell’accordo franco-cinese: la beffa di Rennes ​A rendere l’atmosfera ancora più tesa a Piedimonte San Germano è lo scenario geopolitico e commerciale delle ultime ore. Per settimane si è sperato che l’attesa per il piano di Filosa fosse legata alle trattative in corso con i partner asiatici per portare la produzione di un secondo costruttore a Cassino. ​Le speranze si sono però scontrate con la realtà dell’asse Parigi-Pechino: il colosso cinese Dongfeng sembrerebbe aver preferito la Francia, chiudendo un accordo con Stellantis per produrre i veicoli elettrici premium del marchio Voyah nello stabilimento di Rennes (una joint venture al 51% controllata dal gruppo franco-italiano). Parallelamente, anche l’altro gigante cinese, BYD, ha smentito ufficialmente qualsiasi perlustrazione tecnica o interesse imminente per il sito ciociaro. ​Le istituzioni e il territorio sul piede di guerra ​Mentre a Detroit Filosa traccia le linee macroeconomiche del gruppo incentrate su alleanze globali e razionalizzazione dei costi, in Regione Lazio la Pisana si muove d’anticipo per arginare l’emergenza. Il Consiglio regionale ha sbloccato i primi fondi per l’automotive e stanziato risorse straordinarie per contrastare il vuoto produttivo, ma dalla politica e dalle sigle sindacali il messaggio è unanime: gli ammortizzatori sociali non bastano più. ​Il Cassino Plant ha bisogno di modelli, di volumi e di certezze. La sfida, adesso, si sposta ai tavoli operativi promessi per le prossime settimane: per Piedimonte San Germano non è più il tempo dei rinvii commerciali, serve sapere se il territorio sarà ancora una fabbrica del futuro o solo memoria industriale.
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