Un sistema giustizia che regge grazie a “pilastri d’argilla” e un personale storico che si sente “mortificato”. È questo il grido d’allarme lanciato da Vittorio Simeone, Segretario Generale della FP CGIL Frosinone Latina, in una nota che analizza le profonde criticità che affliggono il Tribunale di Cassino.
L’urgenza della stabilizzazione PNRR Il fulcro della questione risiede nei lavoratori assunti tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A livello nazionale si parla di 12.000 unità, di cui 55 prestano servizio presso la sede di Cassino. Nello specifico, si tratta di: 41 Addetti all’Ufficio per il Processo 6 Funzionari tecnici 8 Operatori data entry Secondo il sindacato, queste professionalità sono state determinanti per abbattere l’arretrato e migliorare l’efficienza degli uffici. Tuttavia, il loro contratto resta a tempo determinato. “Senza di loro, il sistema non regge,” avverte Simeone, sottolineando come la dispersione di queste competenze rappresenterebbe un indebolimento serio per il servizio giustizia sul territorio. Il malessere dei dipendenti di ruolo Ma il comunicato non guarda solo al precariato. La FP CGIL punta il dito sulla condizione dei lavoratori a tempo indeterminato del Ministero della Giustizia, definita “incomprensibile”. Nonostante l’aumento delle responsabilità e i risultati ottenuti nella riduzione dei tempi dei processi, questi dipendenti subirebbero una doppia penalizzazione: Economica: con un salario accessorio tra i più bassi del comparto ministeri. Professionale: con progressioni verticali e orizzontali bloccate da anni. Il rischio, già tangibile, è quello di una vera e propria “fuga” verso altre amministrazioni più attrattive, dove il lavoro è meglio retribuito e valorizzato. Le richieste del sindacato La posizione della FP CGIL è netta. Viene chiesta con forza la stabilizzazione di tutto il personale PNRR, garantendo la permanenza nelle attuali sedi di lavoro, unita a un piano straordinario di valorizzazione per il personale storico del Ministero. ”La giustizia non può essere né precaria né mortificata,” conclude la nota di Simeone. La palla passa ora al Ministero: la sfida è decidere se investire seriamente sul capitale umano o rischiare il collasso di un ufficio giudiziario vitale per il basso Lazio.
