Si è spento oggi Gino Paoli. La notizia, arrivata come un soffio gelido, segna la fine di un’epoca.
Nato a Monfalcone nel 1934 ma genovese nell’anima, Paoli è stato il patriarca della canzone d’autore, colui che ha insegnato all’Italia che si poteva cantare l’amore senza retorica, con la nudità delle parole vere.
Una vita oltre gli schemi
Paoli è stato tutto e il contrario di tutto: l’esistenzialista tormentato della “scuola genovese”, l’amante passionale di muse come Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, il politico indipendente e l’uomo che per decenni ha convissuto con un proiettile nel petto, ricordo di quel tentato suicidio nel 1963 che non riuscì a spegnere la sua luce.
Il patrimonio musicale
Il suo lascito è una costellazione di capolavori che resteranno impressi nella memoria collettiva:
- Il cielo in una stanza: La canzone che ha cambiato tutto, portando l’erotismo e l’astrazione nel pop italiano attraverso la voce di Mina.
- Sapore di sale: L’inno dell’estate italiana, capace di evocare il tempo che passa con una nostalgia struggente.
- Senza fine: Scritta per la Vanoni, un labirinto di note che descrive un amore ciclico e invincibile.
- Una lunga storia d’amore: Il racconto della maturità, di chi sa che il tempo è il bene più prezioso.
Il silenzio di Genova
Genova oggi è un po’ più silenziosa. Quella città che lo aveva visto crescere tra i vicoli insieme a Luigi Tenco, Fabrizio De André e Bruno Lauzi, perde l’ultimo dei suoi grandi “disertori” della banalità. Paoli se n’è andato con la stessa discrezione e quel pizzico di burbera ironia che lo hanno sempre contraddistinto. ”Non è importante quanto vivi, ma come vivi. E io ho vissuto ogni secondo cercando di non annoiarmi mai.”
