Non è più tempo di attese, né di promesse che restano sulla carta. La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino e del suo indotto ha superato il livello di guardia, trasformandosi in una vera e propria “emergenza sociale”. Per questo motivo, il Sindaco di Cassino, Enzo Salera, anche in qualità di Presidente della Consulta dei Sindaci del Lazio Meridionale, ha preso carta e penna per inviare una lettera accorata e dai toni fermi alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Un deserto produttivo all’orizzonte
Nella missiva, datata 12 marzo 2026, Salera fotografa una realtà drammatica: nei primi due mesi dell’anno l’attività produttiva si è ridotta a soli 12 giorni di lavoro. Un dato che non colpisce solo gli operai diretti del sito Stellantis, ma che mette in ginocchio l’intero tessuto economico del territorio. “Il rischio concreto,” avverte il Sindaco, “è quello di una desertificazione produttiva che avrebbe conseguenze irreversibili per un’area già segnata da fragilità economiche”.
Gli ammortizzatori sociali non bastano più
Salera utilizza parole forti per descrivere l’uso prolungato della cassa integrazione, definendola un “anestetico” che tiene sotto controllo il dolore ma non cura la malattia. “Quello che doveva essere uno strumento temporaneo è diventato una condizione ordinaria. Quando l’emergenza si trasforma in normalità, significa che il sistema ha smesso di funzionare”, scrive il primo cittadino, sottolineando come le famiglie vivano ormai in un clima di perenne incertezza.
La richiesta: un tavolo istituzionale urgente
Il fulcro della lettera è la richiesta di un intervento politico deciso. Il Sindaco lamenta l’atteggiamento del Gruppo Stellantis, accusato di “sfuggire al confronto” anche durante i recenti tavoli ministeriali. A nome dei 31 colleghi della Consulta dei Sindaci, Salera chiede a Giorgia Meloni di attivare con urgenza un confronto istituzionale che coinvolga l’azienda, i sindacati e gli enti locali.
L’obiettivo è ottenere chiarezza su tre punti fondamentali:
- Investimenti reali: Passare dagli annunci ai fatti.
- Prospettive occupazionali: Garantire il futuro delle migliaia di lavoratori del cassinate.
- Piano industriale credibile: Un progetto che tuteli la produzione italiana ed eviti che il territorio venga “sacrificato” in logiche di riorganizzazione decise altrove.
”Non si può vivere di attesa”
La lettera si chiude con un appello alla dignità del lavoro e delle competenze del territorio. “Se davvero esiste una transizione industriale, qualcuno spieghi dove stanno andando lavoro e dignità”.
La palla passa ora al Governo. Cassino e il Lazio Meridionale attendono una risposta che non sia l’ennesimo rinvio, ma l’inizio di un percorso di rilancio per quello che è, e deve restare, uno dei poli industriali più importanti d’Italia.
