Isola del Liri – Inquinamento nei canali: scatta il divieto assoluto di irrigazione

Irene Mizzoni
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Un’ombra si allunga sulla salubrità delle acque irrigue di Isola del Liri. Con l’ordinanza contingibile e urgente n. 5 del 23 gennaio 2026, il sindaco Massimiliano Quadrini ha disposto il divieto immediato e assoluto di attingimento e utilizzo delle acque provenienti da canali e fossi in diverse zone del territorio comunale.

​Il provvedimento è scattato a seguito di una nota formale dell’Arpa Lazio (prot. n. 850 del 20/01/2026), partita da una segnalazione anonima. In base al quadro descritto pare che lungo il canale di irrigazione che attraversa i quartieri Poggio, Cave Poggio e Stazione, siano stati rilevati scarichi continui di liquami con presenza di residui fecali, tracce di detersivi e sostanze chimiche non identificate. ​Le autorità ipotizzano l’esistenza di scarichi non autorizzati o non conformi alle normative vigenti, che avrebbero contaminato le acque superficiali creando un “grave ed immediato rischio per la salute pubblica”. ​Il divieto di prelievo non riguarda solo i quartieri dove è avvenuta la segnalazione, ma si estende a un’ampia fascia del territorio. Le aree coinvolte includono: ​Quartieri: Poggio, Cave Poggio e Stazione; ​Località: Zona Cimitero, Nazareth e Tavernanova; ​Aree limitrofe a: Via Nazionale e Via Napoli. ​Cosa non si può fare ​L’ordinanza parla chiaro: è vietato l’uso delle acque per qualsiasi scopo che comporti un contatto, anche indiretto, con l’uomo o gli animali. Nello specifico, il blocco riguarda: ​L’uso irriguo, sia agricolo che per piccoli orti domestici; ​L’abbeveraggio di animali; ​Qualsiasi altro uso su colture destinate al consumo umano. ​ ​Il divieto resterà in vigore fino a quando le analisi di laboratorio non attesteranno il ritorno della conformità delle acque ai limiti di legge. Nel frattempo, la Polizia Locale è stata incaricata di vigilare sul rispetto del provvedimento. Per i trasgressori le conseguenze sono pesanti: l’inottemperanza è punita ai sensi dell’art. 650 del Codice Penale, salvo che il fatto non costituisca un reato più grave. ​La cittadinanza attende ora l’esito delle indagini tecniche per risalire ai responsabili degli scarichi abusivi che hanno messo a rischio il patrimonio ambientale e la salute della comunità. Foto: repertorio
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