Sora – La sanità che funziona, salvato dalla legionella

Roberta Pugliesi
2 MIn Lettura
(di Roberta Pugliesi) Arriva all’ospedale Santissima Trinità di Sora con una grave insufficienza respiratoria. Dopo una consulenza anestesiologica una diagnosi terribile che sconvolge la vita di una famiglia: è legionella. Ora che il peggio è passato il signor Antonio, 61 anni di Sora, racconta quei giorni interminabili in ospedale e vuol ringraziare chi gli “ha salvato la vita“.

“Il giorno 28 Gennaio 2023 arrivo al pronto soccorso di Sora con una grave insufficienza respiratoria tanto che dopo una consulenza anestesiologica i medici hanno ritenuto opportune di farmi indossare il casco aeratore per ossigenarmi meglio.  Il giorno seguente le condizioni erano peggiorate rapidamente e sono stato trasferito presso il reparto rianimazione di Sora. In reparto facendo delle analisi specifiche hanno rilevato che avevo contratto il Batterio da Legionella. Il 30 di Gennaio il Primario, insieme alla sua equipe, mi ha intubato e indotto a coma farmacologico. I giorni a seguire sono stati duri sia per me che per i familiari, anche i medici stessi della rianimazione erano molto preoccupati dalla gravità della patologia tanto che non davano nessuna certezza di guarigione. I primi significativi miglioramenti si sono manifestati risvegliandomi dal coma farmacologico, accompagnandomi giorno dopo giorno in una ripresa lenta ma costante. Dopo tre mesi circa di cure sono stato dimesso in uno stato più che buono, attualmente sono a casa ed effettuo ancora una riabilitazione motoria. Un ringraziamento profondo e sentito ancora a tutti Voi, in particolare al Primario della Rianimazione di Sora Dottor Caracciolo Fulvio, a tutti i medici, alla Caposala e a tutto il personale infermieristico per l’ottima gestione del reparto con grande professionalità, per l’aspetto umano e comprensivo nei confronti della famiglia. Grazie di cuore – da parte mia e di mia moglie Simonetta – con l’augurio che possiate proseguire con altrettanto successo e soddisfazione il Vostro lavoro. Antonio”.
Condividi questo articolo
Nessun commento