Non c’è pace per i pendolari del basso Lazio. Quella che doveva essere la settimana della liberazione si è trasformata, nell’arco di un pomeriggio, nell’ennesima doccia fredda. La Galleria “Capo di China”, snodo vitale della superstrada 749 Sora-Cassino, non riaprirà lunedì 12 gennaio come promesso. Il nuovo termine? Il 15 marzo 2026.
L’ordinanza di proroga, piovuta come un macigno nel pomeriggio del 9 gennaio, sposta la fine del cantiere di altri due mesi, proprio quando i residenti e i lavoratori della zona assaporavano il ritorno alla normalità. Il tratto compreso tra Atina Superiore e Belmonte Castello è ormai un “buco nero” della viabilità locale dal 17 marzo 2025. Anas ha giustificato il nuovo rinvio con la necessità di ultimare gli interventi straordinari di manutenzione che prevedono: il ripristino del rivestimento corticale della galleria. L’installazione di nuovi sistemi di drenaggio per le acque di piattaforma. Il convogliamento delle acque di percolazione, fondamentali per la sicurezza strutturale. Tuttavia, nonostante l’importanza tecnica dei lavori, la gestione delle tempistiche sta sollevando un’ondata di polemiche. Si tratta dell’ennesimo rinvio di un’odissea che dura da quasi un anno. Pendolari allo stremo: la trappola delle strade interne Per chi percorre quotidianamente la Sora-Cassino, la chiusura significa una sola cosa: deviazioni estenuanti. Il traffico, anche quello pesante, continua a riversarsi nelle strade interne di Belmonte Castello, arterie non progettate per sostenere una mole di veicoli simile. ”È diventato un incubo quotidiano,” lamenta un automobilista. “Ogni mattina dobbiamo calcolare almeno venti minuti in più di tragitto, senza contare lo stress di percorrere strade strette e intasate dai mezzi pesanti.” I disagi non riguardano solo i tempi di percorrenza, ma anche la sicurezza stradale nei centri abitati e l’usura del manto stradale delle vie secondarie, ormai al limite della sopportazione. Con questa nuova proroga, il blocco supererà la soglia dei dodici mesi consecutivi. La rabbia dei sindaci e dei cittadini monta, mentre la fiducia nel cronoprogramma di Anas vacilla. Se la nuova scadenza del 15 marzo dovesse essere rispettata, la Valle di Comino e il Cassinate avranno vissuto un anno intero di isolamento parziale. Resta da capire se questa sarà davvero l’ultima tappa di un cantiere che sembra non avere fine o se, tra due mesi, i pendolari si ritroveranno di fronte all’ennesima ordinanza di rinvio.
