Cinque ex operatori di una casa di accoglienza per profughi, presente con diverse sedi a Cassino e nel cassinate, rompono il silenzio e denunciato soprusi ed angherie alla Polizia.
Una vicenda sconcertante quella emersa dopo un post-denuncia pubblicato su un social da uno dei cinque dipendenti costretti ad allungare con l’acqua il latte destinato ai neonati già debilitati. “Sto aspettando da questi signori lo stipendio di giugno, luglio ed agosto – scrive l’ex dipendente -. Sto parlando della cooperativa Molise Vacanze che gestisce il centro in via Ponte La Pietra. Invito i miei ex colleghi a dire la loro. Ci veniva chiesto dai responsabili delle strutture di allungare il latto con l’acqua e di darlo anche alle donne incinte ed ai neonati. Ricordo che arrivò una bambina siriana mal nutrita, di cinque o sei anni. Il sottoscritto si faceva carico dell’acquisto di omogenizzati e biscotti. Per i responsabili la bambina avrebbe potuto mangiare le schifezze che davano agli adulti”. Uno sfogo che non è passato inosservato agli investigatori del vice questore Alessandro Tocco, dirigente del commissariato di Cassino che ha quindi convocato l’uomo e tutti gli altri ex dipendenti. Un’indagine delicata che potrebbe avere risvolti eclatanti. @anicoletti
