Ieri mattina attraverso una conferenza stampa, la lista civica L’AltrAnagni ha annunciato l’uscita dalla maggioranza, illustrando i motivi che hanno portato a tale decisione.
La vicenda che ha portato alla definitiva rottura è quella legata all’inceneritore Marangoni e il mancato ricorso al TAR da parte dell’amministrazione comunale. L’AltrAnagni ha in Giunta l’assessore Alessandra Cecilia e in Consiglio comunale Alberto Floridi, che ha spiegato che L’AltrAnagni, nella vicenda inceneritore Marangoni, non ha visto il ricorso straordinario come una scelta tecnica dell’avvocato, ma come una soluzione dettata dalla ristrettezza dei tempi. Di seguito la dichiarazione del sindaco Fausto Bassetta al consigliere Floridi “Sulla vicenda Marangoni si stanno costruendo teoremi politici e campagne giornalistiche di cui non si capisce il senso. Iniziamo con il dire che il nostro sistema giudiziario non prevede alcuna via processuale che garantisca un esito favorevole rispetto a un’altra. Questo lo sa anche il cittadino comune, ma che questa ipotesi venga adombrata da chi per professione vive di questioni legali lascia sgomenti. Parlare di ricorso straordinario come di un ricorso più debole e incerto, fa dubitare della stessa competenza giuridica di chi sostiene questa tesi. Il ricorso straordinario non lo decide il Capo dello Stato che si limita a dare forma esterna all’atto, ma il Consiglio di Stato con proprio parere. La decisione di ciascun Tar può essere rimessa a quella definitiva del Consiglio di Stato che può annullare le sentenze dei Tar e modificarle completamente. Si dice tecnicamente che è un doppio grado di giudizio, ma solo di legittimità, cioè giudica un provvedimento amministrativo solo ed esclusivamente riguardo il fatto che sia stato adottato dall’organo competente, che abbia rispettato tutti i vincoli e le indicazioni che fissa la legge e che sia corretta espressione del potere amministrativo. Nulla possono dire i Tar circa il merito del provvedimento, cioè l’opportunità della sua adozione o meno. Andare direttamente al Consiglio di Stato non significa affrontare una questione in modo debole e incerto. I ricorsi straordinari sono cresciuti di numero, sia perché garantiscono adeguata tutela degli interessi legittimi che si ritengono lesi, sia perché rappresentano una forma diretta e semplice di giustizia amministrativa. Che poi una certa classe forense preferisca le cause lunghe, complesse … e costose è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la giustizia nell’amministrazione. In secondo luogo, diciamo ai cittadini la verità: qualsiasi impianto industriale è potenzialmente inquinante, non solo i termocombustori. Il rispetto delle regole tecniche ed amministrative circa l’impianto e l’esercizio di un’attività industriale e, soprattutto, i controlli tecnici e preventivi demandati all’Arpa e agli organi di polizia con spiccata specializzazione sono le garanzie per evitare un passato senza regoli e controlli. Che poi ci siano più ricorsi, da parte di più soggetti, che percorrano diverse strade di tutela, tutte previste e legittime, è qualcosa che va a beneficio dell’intera comunità. Far discendere da un ricorso straordinario una crisi politica, da parte di chi ha anche partecipato a un incontro approfondito sulla questione non meno di 10 giorni fa, proprio nello studio del legale investito del caso, che non ha alcun bisogno di pressioni da parte del sindaco per sua competenza e autorevolezza, è qualcosa che ferisce sul piano personale. Ma la politica, quella piccola, quella fatta di scelte emotive, quella che è capace di bruciare tutto per un nulla, purtroppo lascia spazio ad ogni esito. Le questioni del territorio vanno affrontate tutte insieme, non litigando continuamente e accusando senza senso un’amministrazione che ha voluto una perimetrazione del Sin ampia e impopolare, ma che – forse – in questo caso ci potrà aiutare.” Anna Ammanniti
