Villa Latina – La casa accoglienza Risorse Donna perde finanziamenti per una Pec… del Comune

Caterina Paglia
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Persi per un errore, circa 185 mila euro di finanziamenti regionali. A beneficiarne, oltre allo stesso Comune di Villa Latina, doveva essere la Casa Accoglienza inaugurata un paio di anni fa, dalla Cooperativa sociale Risorse Donna Onlus.

Ieri mattina è stata esposta l’attesa graduatoria del bando regionale, vinto dall’unico altro Comune in gara, Alatri, poiché da Villa Latina non era stata presentata la documentazione integrativa richiesta dalla Regione. Peccato che di questa ulteriore richiesta la Cooperativa Risorse Donna non ne sapeva proprio nulla, a causa di una mancata comunicazione dagli uffici comunali. Ma cerchiamo di fare luce su un caso davvero infelice. La scorsa primavera, il Comune di Villa Latina (allora appena commissariato), dietro un progetto presentato da Risorse Donna Onlus, rispose all’avviso pubblico emanato dalla Regione Lazio per il potenziamento delle strutture antiviolenza. Il contributo era di circa 185 mila euro. Ma, come si legge nella graduatoria pubblicata in data martedì 21 novembre 2017, il Comune di Villa Latina è stato escluso per non aver presentato la documentazione aggiuntiva dopo la prima fase di valutazione. La Cooperativa sociale era completamente all’oscuro di questa ulteriore richiesta perché, ovviamente, inviata solo sulla Pec della sede municipale. Per la provincia di Frosinone avevano risposto all’avviso soltanto il Comune di Villa Latina e quello di Alatri. E così, in seguito al grave errore o disguido, ha finito col vincere Alatri. “Dopo aver letto l’esito dell’attesa graduatoria – commenta la presidentessa dell’Onlus Elisa Viscogliosi – sono rimasta a dir poco sconvolta. Per una grave distrazione avvenuta all’interno degli uffici comunali, abbiamo perso una grande opportunità: il potenziamento di una casa rifugio che accoglie donne vittime di violenza e la garanzia di una progettazione a lungo termine, tale da poter creare occupazione. Denaro perso per il paese, le donne e lo stesso Comune, al quale andava una parte dei fondi regionali. Si è trattato di un errore ancora più grave se si pensa che viviamo in un piccolo centro che conta circa 800 abitanti e la sede municipale confina con la nostra struttura. Bastava quasi affacciarsi dalla finestra per informarci della documentazione aggiuntiva richiesta dalla Regione. Pensare poi che in corsa per il bando eravamo solo in due, è ancora più sconvolgente. Ma non ci abbattiamo. La Casa rifugio proseguirà con le sue finalità, pur senza l’ampliamento tanto necessario quanto desiderato. Faremo nuove richieste, con l’auspicio di essere bloccati da una Pec”.      Caterina Paglia
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