La Regione Lazio ha abbassato le tariffe dei Centri di riabilitazione che, già provati dai costi di adeguamento agli standard previsti dalle normative vigenti, rischiano di chiudere.
Si tratta di centri che si occupano del disagio fisico, psichico e sensoriale di bambini, adolescenti ed anziani affetti da autismo, ritardo mentale ed altre patologie complesse che necessitano di riabilitazione. Centri specializzati che, se come previsto, subiranno un abbassamento delle tariffe tra il 7% e il 12% a partire dal 1° gennaio 2018, rischiano di chiudere a danno di tutte le associazioni e le famiglie che oggi si affidano a queste strutture.
“L’abbassamento delle tariffe rischia di far chiudere i centri” e 13mila persone “rischiano di essere coinvolte”. “Avevamo le tariffe ferme al 2001– spiega Saveria Dandini dell’Istituto Vaccari di Roma che si occupa di riabilitazione, integrazione ed inserimento di persone con disabilità – Abbiamo fatto una richiesta attraverso la Foai e la Regione è uscita con delle tariffe che, invece di rappresentare un adeguamento, le ha diminuite pesantemente”.
Questo è quanto denunciano ormai da settimane anche le associazioni Aris (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) e Foai (Federazione degli organismi per l’Assistenza alle persone disabili), che rappresentano i centri e che sono sul piede di guerra.
Le associazioni in questione rappresentano oltre il 90% di tutte le strutture di riabilitazione del Lazio, 70 centri laici e religiosi che assistono circa 12mila e 500 pazienti. Tra queste ci sono il Don Orione, il Don Guanella, l’Eugenio Litta, la Fondazione Santa Lucia, l’Anfass Roma, l’Istituto Leonarda Vaccari e la Comunità Capodarco di Roma. Tutte associazioni Onlus e senza fini di lucro.
Il Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti, si è mostrato disposto a convocare “in Consiglio regionale le varie associazioni e le istituzioni” per trovare il modo “affinché non ci siano tagli” e “vengano prese in considerazione le istanze e le soluzioni prospettate dalle associazioni“.
Se ciò non dovesse accadere le associazioni sono pronte a sollevare una vera protesta per tutelare i centri ed i loro pazienti che rischiano di dover rinunciare a cure necessarie.
Il presidente del Foai, Massimo Sala, è pronto ad “una raccolta di firme, con una petizione con i famigliari dei pazienti […] Non escludiamo nulla. Certo, non porteremmo mai i pazienti in piazza. Ma qualcosa ci dovremo inventare. In questo momento stiamo sopravvivendo. Chiediamo solo di vivere”. (Fonte «Agenzia DIRE» «www.dire.it» – foto dal web).
M.F.
