(di Irene Mizzoni) Navigando nei meandri dei social network ci siamo imbattuti in alcune foto che lasciano senza parole. Queste raccontano di un edificio che necessita di interventi urgenti. Piove nelle stanze e le infiltrazioni interessano più punti. Dove siamo? Alla Folcara, una delle sedi dell’Università. Le foto, è giusto sottolinearlo, non sono state scattare proprio ora ma, da quanto raccontato dagli studenti, si riattualizzano ogni volta che c’è maltempo.
Non si vuol scatenare la caccia al “colpevole” ma, piuttosto, si vuol sottolineare la necessità di prevenire un problema che potrebbe degenerare. All’Italia stanca e annoiata, indifferente e cinica, pare piaccia tanto “andare in sanatoria” dopo un evento scatentante, giusto perchè, “alla fine, qualcosa, bisogna pur fare”. Eppure, molti lo sanno, l’atteggiamento giusto, invece, è e resta la prevenzione che si fa impegnando ogni risorsa, tempo compreso. Nel Belpaese, si dice spesso, si viaggia a due (forse più) velocità: da un lato discorsi perfetti, autorevoli, da vademecum; dall’altro, la realtà fatta di imperfezioni e situazioni al limite dell’accettabile, in tutti i campi. La conseguenza? La “crisi” che è anche scollamento sociale. Azzerate fiducia e speranza. Per arginare questo fenomeno che è dilagante, va trovata una soluzione. Magari si potrebbe iniziare col dare il buon esempio. Dove? Magari da una scuola, dove s’insegna il giusto. Magari da un edificio che ospita una sede universitaria, nel cuore dell’Italia. Un sogno forse, ma a scuola s’insegna che (come ha detto Mandela) un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso.



