Alessandra La Bella, quasi quarantasette anni, di Frosinone ed abita da tantissimi anni ad Anagni. Poetessa e scrittrice, da circa sei anni combatte contro il male dei mali: il cancro. Lei, battagliera, forte, fiera, affronta la malattia relegandola il più possibile all’angolo.
La sua storia: “Mi guardo allo specchio, è il mio corpo a raccontare la mia storia di donna. I miei seni, setosi, voluttuosi, ingenui ed innocenti, fragili ed invadenti, erogatori di vita, piccoli, grandi, immensi, sfoggiati, nascosti, osannati, demonizzati. Ma il cancro no, non era stato eletto come plenipotenziario della loro esistenza! Primo ministro di un regno indifeso, ha, per anni, condotto un gioco corrotto, avvalendosi la facoltà di non indietreggiare, in quanto la morte ne tracciava, sicura, il sentiero divenuto impraticabile per me, donna, essere umano delicato e sensibile, impaurito all’ inverosimile, ma che, all’ improvviso, scopriva un coraggio abnorme, dissotterrato con forza dopo anni di certezze illusorie, e venuto alla luce, tremolante, con lo sguardo fermo su di un punto lontano, il Pantheon al femminile a cui, il mio corpo, non avrebbe mai, e poi mai, ceduto un disfacimento fisico e morale frettoloso e precoce. Rialzarsi! Dopo chemio striscianti e velenose come serpenti , dopo una mastectomia del seno sinistro, una quadrantectomia del destro, dopo esssermi gonfiata come un pallone aereostatico, calva, glabra di qualunque peluria vitale, senza identità, senza un passato temporale che mi inducesse a sperare, tornavo a vivere , a guardarmi allo specchio, non sapendo bene se piangere di compassione o di grata consapevolezza per essere riuscita a sottrarmi arditamente. Facendomi soltanto sfiorare, dalla coda infernale del mostro Minosse, come definivo il cancro nelle ore del dolore pieno d’ ombre. All’ improvviso , c’ era la primavera a richiamarmi tra le sconfinate terre in fiore, con gli alberi dalle radici colorate di germogli nuovi, e gli autunni del destino, in mano quella voglia di bambina di comprimere tra loro acini d’ uva e di respirare il profumo del fango e del vino. Mi richiamava il senso dell’ esistenza, troppo risonante per restare inerme, indifferente, sconfitta. Cosa significa essere donna: Oggi , per me, essere donna vuol dire presentire ogni istante, ogni piccola ora vissuta, rappresenta un prodigio perfetto e che importanza volete che abbia, un fisico che non sarà più quello integro di una volta, con levità mi ritengo una bambola vintage, l’ importante è che , per il mio cuore, il semplice stare al mondo, sia una sua restituzione all’ integrità primitiva. Un messaggio a tutte le donne: La vita è sostanzialmente quella interiore, di non dare troppa importanza all’ estetica, in quanto può accadere di incontrare una malattia invalidante come il cancro che ci imbruttisce ed intristisce. Quindi è fondamentale curare, proteggere, sponsorizzare al massimo la propria vita interiore. Solo essa ha la forza di indurci a lottare con coraggio, a saltare gli ostacoli che in apparenza sembrano insormontabili, con fierezza e determinazione. Anna Ammanniti
