“Mi hanno detto che era morto. Lo hanno lasciato solo, su un lettino, zuppo di sangue. Erano le 2.40 della notte del 27 novembre quando mi hanno cominciato il decesso. In realtà, come si evince dai tracciati registrati dal macchinario a cui era attaccato mio marito, alle 3.40 ancora c’era un’attività cardiaca. Poteva essere salvato? È quello che voglio sapere e per questo mi sono affidata nelle mani della Giustizia. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare”.
La signora Viorica è la vedova di Alfonso Morra, sessantenne di Cassino deceduto in circostanze ancora tutte da chiarire nel novembre scorso. La donna insieme alla figlia minorenne avuta da Alfonso, per mano del suo legale di fiducia, l’avvocato Raffaele Iannotta, ha presentato nei giorni scorsi, una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica. Tre i reparti finiti nel mirino degli inquirenti. Molti i medici e gli infermieri chiamati a rispondere di eventuali responsabilità. La prima omissione, secondo quanto emerge della denuncia, è stata l’aver voluto sottoporre il paziente ad una gastroscopia, dapprima con anestesia locale e poi totale, nonostante questi fosse assuntore di un farmaco anticoagulante. Un medicinale che richiede una sospensione di almeno cinque giorni prima di un intervento. Nel caso di una nuova assunzione questa non deve essere immediata e deve avvenire sotto stretto controllo medico. Come invece risulta dalle cartelle cliniche sequestrate il farmaco è stato sospeso un giorno prima della gastroscopia e somministrato a poche ore dall’avvenuto esame. Un comportamento questo ritenuto altamente superficiale dai familiari del pazienze poi deceduto. Non solo. Sempre nell’esposto viene illustrata la sequenza di ricoveri dei quali Alfonso Morra è stato oggetto dall’estate del 2016 fino alla notte del decesso. Il 60enne era affetto da una febbre, con picchi elevati di temperatura, che lo costringeva a lunghi periodi di degenza. La diagnosi era sempre la stessa: infezione alla vie urinarie. Fino all’ultimo ingresso in ospedale dove si scopre che a provocare la febbre era molto probabilmente una pericardite. Nella denuncia vengono poi illustrate una lunga serie di anomalie che ora sono al vaglio del sostituto procuratore Chiara D’Orefice. I familiari del povero Alfonso Morra hanno anche dato il nulla osta per una eventuale riesumazione della salma.
@nicoletti
