Il fenomeno del cosiddetto “pezzotto”, il sistema che consente di accedere illegalmente a contenuti delle piattaforme pay TV e streaming attraverso decoder, IPTV o altri dispositivi e servizi non autorizzati, è finito da tempo nel mirino delle forze dell’ordine. E adesso l’attenzione si concentra sempre più anche su chi quel servizio lo acquista e lo utilizza. In provincia di Frosinone, secondo quanto emerge dall’attività di controllo, sono già una trentina gli utenti individuati e sanzionati nell’ambito dei controlli contro la pirateria digitale. Per loro, oltre alla contestazione della violazione, è scattata anche l’oscuramento della connessione utilizzata per accedere ai contenuti illegali. Il meccanismo è semplice quanto diffuso: con una cifra spesso molto inferiore rispetto al costo degli abbonamenti ufficiali, l’utente sottoscrive un servizio attraverso un installatore o un rivenditore e riceve un dispositivo o le credenziali necessarie per accedere a un’offerta televisiva molto più ampia di quella prevista da un regolare contratto.
Un risparmio che può sembrare conveniente, ma che espone l’utilizzatore a conseguenze tutt’altro che trascurabili. Le recenti operazioni condotte sul territorio nazionale hanno infatti dimostrato come gli investigatori non si limitino più a puntare sui gestori delle piattaforme clandestine, ma risalgano anche alla platea dei clienti. In una recente operazione della Guardia di Finanza, ad esempio, sono stati individuati i gestori di una rete illegale e gli utenti finali, con sanzioni previste da 154 fino a 5.000 euro.
Ma come si arriva agli utenti? Le indagini possono partire dall’analisi delle infrastrutture utilizzate per distribuire illegalmente i contenuti e proseguire attraverso l’esame dei dati disponibili agli investigatori, compresi gli indirizzi IP e i flussi finanziari collegati agli abbonamenti clandestini.
È proprio la combinazione di questi elementi a consentire di ricostruire la rete dei fruitori. Il contrasto alla pirateria si è fatto negli ultimi anni sempre più tecnologico.
La stretta, non riguarda più soltanto chi organizza il business della pirateria, ma anche la domanda che alimenta quel mercato.
Il ragionamento di molti utenti è noto: perché pagare centinaia di euro per gli abbonamenti ufficiali quando con una cifra molto più bassa posso vedere tutto? È una scelta che continua ad alimentare il mercato clandestino, anche alla luce dell’aumento dei costi e della frammentazione dell’offerta televisiva e sportiva.
Per chi pensa che basti disattivare il servizio per mettersi al riparo, c’è un altro elemento da considerare: nelle indagini gli investigatori possono ricostruire anche attività pregresse attraverso i dati acquisiti nel corso delle operazioni. Questo significa che l’interruzione dell’abbonamento non cancella necessariamente le tracce dell’utilizzo precedente.
La partita contro il “pezzotto”, insomma, è tutt’altro che chiusa. E anche in Ciociaria la Guardia di Finanza ha acceso i riflettori su un fenomeno che, proprio perché spesso percepito come una piccola scorciatoia per risparmiare, rischia di essere sottovalutato da chi lo utilizza.
Mar. Ming.

