Perseguitava l’ex compagna con messaggi e accessi ai suoi account, condannato a un anno per stalking.
Un anno di reclusione, con pena sospesa subordinata alla partecipazione a un percorso di recupero, per aver perseguitato l’ex compagna con messaggi minacciosi, insulti, accessi abusivi ai suoi account social e continui comportamenti intimidatori. È la decisione del Tribunale di Frosinone, che ha condannato un uomo di 46 anni, residente a Roma, ritenendolo responsabile del reato di atti persecutori aggravati. Secondo quanto ricostruito nel processo, la relazione tra i due era durata dal gennaio 2019 al luglio 2020 e si era conclusa dopo un periodo particolarmente difficile, segnato anche dalla perdita di un figlio. Dopo la rottura, l’imputato avrebbe continuato a contattare l’ex compagna inviandole numerosi messaggi WhatsApp nei quali la accusava del proprio malessere e manifestava anche intenti suicidari. La donna ha inoltre denunciato di aver ricevuto messaggi offensivi e volgari inviati tramite un falso account denominato “Textbelt”, oltre a continui tentativi di accesso ai propri profili Facebook, Instagram e Google. Alcune comunicazioni contenevano riferimenti a conversazioni private relative a una nuova frequentazione sentimentale, circostanza che aveva fatto sospettare alla vittima un accesso abusivo ai suoi account. Le indagini della Squadra Mobile di Frosinone hanno ricondotto gli indirizzi IP utilizzati per diversi tentativi di accesso e per alcune comunicazioni all’imputato. Decisivi anche gli accertamenti sui numeri telefonici utilizzati e sulla creazione di un gruppo WhatsApp denominato “Hostil”, ritenuto dagli investigatori un ulteriore elemento della condotta persecutoria. Nel corso del dibattimento la donna ha raccontato di aver vissuto per mesi in uno stato di costante paura, tanto da cambiare numero di telefono, password dei propri account e perfino cellulare. Ha riferito inoltre di evitare di uscire da sola e di farsi accompagnare per timore di incontrare l’ex compagno. Le dichiarazioni della persona offesa sono state confermate, secondo il Tribunale, dalle testimonianze di amici che hanno descritto il profondo cambiamento del suo stato d’animo e delle sue abitudini di vita. L’imputato ha invece respinto ogni accusa, sostenendo di non essere l’autore dei messaggi e affermando di essere stato egli stesso vittima di comunicazioni anonime. Nelle motivazioni, il giudice ha ritenuto il racconto della donna “preciso, logico e coerente”, evidenziando come le condotte abbiano determinato un perdurante stato d’ansia e una significativa alterazione delle sue abitudini quotidiane, elementi che integrano il reato di stalking. Oltre alla condanna a un anno di reclusione e al pagamento delle spese processuali, il Tribunale ha concesso la sospensione condizionale della pena subordinandola alla partecipazione, entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, a un programma di recupero presso un ente specializzato nel trattamento di soggetti condannati per atti persecutori. La parte civile potrà inoltre ottenere il risarcimento dei danni in sede civile.

