Un’operazione imponente ha colpito duramente, all’alba di oggi, un sodalizio criminale a base familiare che da oltre dieci anni esercitava un controllo capillare sul territorio del Cassinate. I Carabinieri della Compagnia di Cassino, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma, hanno eseguito venti misure cautelari, decapitando una struttura criminale radicata e violenta.
I numeri dell’operazione: 20 misure cautelari: 17 in carcere, 3 domiciliari. 5,3 milioni di euro: valore dei sequestri preventivi disposti. 63 kg: il volume di cocaina ricostruito dagli investigatori. 10 anni: l’attività criminale documentata del sodalizio. Un sistema di potere “familiare”
L’indagine, iniziata nel 2019, ha fatto emergere uno spaccato inquietante: un’organizzazione con una forte connotazione familiare, capace di resistere per un decennio senza subire arresti significativi. Il clan aveva strutturato una precisa spartizione dei ruoli: dall’approvvigionamento alla vendita al dettaglio, fino al recupero crediti e alla gestione di una “cassa comune”.
Il cuore pulsante dell’attività illecita era situato nella località “Volla” di Piedimonte San Germano, un vero e proprio snodo di cessione “sempre aperto”, gestito in prevalenza da donne della famiglia. Da qui, la droga veniva smistata in una rete capillare che copriva Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca.
Sfruttamento dei fragili e intimidazione mafiosa
Tra le contestazioni più gravi spicca l’aggravante del metodo mafioso e l’impiego di minori e persone con gravi fragilità nelle attività di spaccio. Il GIP ha evidenziato come l’organizzazione non esitasse a sottomettere persone tossicodipendenti o in difficoltà economica, costringendole a compiere furti o ad intestarsi beni per conto dei boss, sotto la costante minaccia di ritorsioni.
La forza dell’organizzazione si basava sull’intimidazione: chi non pagava i debiti di droga o i prestiti a tassi usurari subiva ritorsioni brutali, che andavano dai danneggiamenti di abitazioni e attività commerciali, fino ad aggressioni fisiche e minacce a mano armata. La paura era tale che, in diversi casi, le stesse vittime — intimorite — preferivano subire piuttosto che denunciare, tanto che spesso erano i familiari delle vittime a cercare aiuto dalle forze dell’ordine.
Sequestri e futuro giudiziario
L’intervento dei Carabinieri, supportato dal Raggruppamento Operativo Speciale, da unità cinofile e da un elicottero del Nucleo di Roma Urbe, ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore superiore ai 5,3 milioni di euro. L’operazione ha coinvolto circa 120 militari e si è estesa, oltre al Lazio, anche nelle province di Napoli, Caserta e Perugia.

