Non si ferma la scoperta di rifiuti interrati nell’oliveto acquistato da un imprenditore di Amaseno con l’obiettivo di produrre olio biologico destinato al mercato statunitense.
Anzi, con il proseguimento delle operazioni di scavo, la situazione appare sempre più grave: dal sottosuolo continuano ad emergere tonnellate di materiali di risulta e rifiuti che, secondo i primi accertamenti, sarebbero stati occultati negli anni trasformando il terreno in una vera e propria discarica abusiva. Un epilogo che l’imprenditore, titolare di un affermato salone di bellezza con sedi a Milano e negli Stati Uniti, non avrebbe mai immaginato quando decise di investire nella sua terra d’origine. L’obiettivo era ambizioso: valorizzare le eccellenze del territorio di Amaseno producendo un olio extravergine biologico di alta qualità da esportare oltreoceano, destinato ai ristoranti e ai clienti più esclusivi del mercato americano. Dopo aver ottenuto la certificazione biologica degli oliveti già in suo possesso, nel gennaio dello scorso anno aveva acquistato da una coppia di coniugi un terreno confinante, ricco di piante di ulivo già produttive, per ampliare la propria attività. Il sogno, però, si è trasformato in un incubo. Durante gli interventi di manutenzione commissionati dal nuovo proprietario, gli operai hanno iniziato a riportare alla luce materiali edili, calcinacci e altri rifiuti nascosti sotto terra, in un’area coperta da una fitta vegetazione. Da quel momento gli scavi sono proseguiti e, anziché esaurirsi, i ritrovamenti sono aumentati. Ogni nuova escavazione porta alla luce altri rifiuti, facendo temere che la discarica abusiva sia molto più estesa di quanto ipotizzato inizialmente. L’imprenditore ha immediatamente segnalato quanto stava accadendo ai militari del Corpo Forestale, dando il via agli accertamenti. Le indagini avrebbero portato a contestare ai precedenti proprietari del fondo l’illecito smaltimento e l’interramento di rifiuti provenienti da lavori di edilizia e ristrutturazione. Parallelamente proseguono le analisi ambientali per verificare l’eventuale contaminazione del sottosuolo e accertare se i materiali rinvenuti abbiano compromesso la qualità del terreno. In via precauzionale, l’imprenditore ha deciso di sospendere ogni attività produttiva. Una scelta dettata dalla volontà di garantire che nessun prodotto potenzialmente non conforme possa raggiungere il mercato americano, tutelando così la propria immagine e quella del territorio che aveva deciso di promuovere. Assistito dall’avvocato Tony Ceccarelli, l’imprenditore ha avviato un’azione legale nei confronti degli ex proprietari del terreno, chiedendo un ingente risarcimento per i danni economici e d’immagine subiti. Una vicenda che racconta due modi opposti di guardare al territorio: da una parte chi investe risorse e professionalità per valorizzare le eccellenze locali e portarle oltre i confini nazionali; dall’altra chi, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe trasformato un oliveto in una discarica clandestina. Mar. Ming.

