(di Alessandro Iacobelli) Volere è potere. Vincere lontano dallo Stirpe è la chimera che il Frosinone versione 2023-2024 insegue da inizio campionato. Il 2-2 di Napoli ha convinto la truppa gialloazzurra che l’impresa in trasferta è possibile e, arrivati al punto cruciale della stagione, necessaria. Domenica pomeriggio c’è il Torino di Zapata.
Mancano sei fermate al capolinea di un torneo che vede i ciociari ancora in piena lotta per la sospirata salvezza. Canarini a quota 27 ad una lunghezza dalla linea di galleggiamento e con un tris di scontri diretti a dir poco delicati in vista. Priorità però al match in terra piemontese delle 15 di dopodomani. Tre certezze sono insindacabili: Cheddira si è sbloccato, Soulé è sempre Soulé (nonostante il penalty sbagliato al Maradona e il gol che manca da qualche settimana), Zortea sforna cross a ripetizione e Turati spesso salva la nave con parate da urlo. Nella consueta conferenza stampa preparatoria alla sfida queste le parole di mister Eusebio Di Francesco: “Credo che le idee le ho abbastanza chiare, è normale che mi fa piacere tenere tutti i giocatori sulla corda. Solo un paio di dubbi che scioglierò domani dopo l’ultimo allenamento. Abbiamo recuperato per la difesa Monterisi ma non Bonifazi. Abbiamo perso di nuovo Marchizza per qualche giorno perché si sta riadattando al problema che ha avuto al muscolo ma nulla di particolarmente importante. Riprendiamo un difensore, Monterisi e perdiamo Marchizza che non sarà quasi sicuramente a disposizione per la gara di Torino. Quanto ai sonni tranquilli di cui parla, mica tanto tranquilli. Le partite sono sempre sentite, specialmente adesso perché sono sempre meno ed è importante fare risultato”. Granata fisici e ambiziosi “Il Torino è una squadra fisica, ambiziosa, molto ben allenata. Che fa del ritmo, dell’intensità e dell’aggressività le loro armi migliori. Ha giocatori di qualità, ambisce ad entrare in Europa, non si è nascosta dall’inizio. Trovo pochi difetti in questo Torino, li abbiamo già affrontati e per cui conosciamo i pregi ma anche i punti deboli ma noi essenzialmente dobbiamo andare a duello con loro e vincerne il più possibile. Più duelli riusciremo a vincere e più aumenteranno le probabilità di portare a casa un risultato positivo”. Pro e contro della valorizzazione dei giovani talenti “La crescita di ognuno di loro passa attraverso l’esperienza. Tutti sperano nella continuità dei momenti positivi ma non è così. Se potessi, regalerei quei 3-4 anni di esperienza in più che servirebbero tantissimo soprattutto nella gestione della gara. Ora la differenza la fanno i particolari che vanno curati al massimo. Ma tu li puoi curare quanto vuoi, poi però vanno tradotti dentro la partita sia in fase difensiva che offensiva. Per cui dobbiamo alzare l’attenzione su quella che è la gara di Torino, la prossima. Alle successive ci penseremo a tempo debito”. Svolta tattica: cosa sta portando di buono il 3-4-2-1 (domanda TG24.info) “Aiuta giocatori con caratteristiche offensive. Piace tanto a questi giocatori correre in avanti ma adesso stanno capendo che si deve correre anche all’indietro. E si deve difendere nella maniera giusta. In tante occasioni non lo abbiamo fatto bene. A Napoli qualcosa ho visto, qualche errore è stato commesso ma fa parte della crescita. Sono convinto che il calciatore, soprattutto in certi ruoli, più difende bene e più riesce ad attaccare meglio. Se analizzate Valeri, è partito bene col Bologna e poi ha frenato dopo qualche giocata del suo avversario Orsolini ed è un po’ sceso il suo rendimento. Ma non nasce tutto questo da una condizione fisica ma psicologica. E’ fondamentale in certi ruoli, prima saper difendere bene per poi attaccare alla grande”. Su Soulé e Cheddira “I rigori li sbagliano tutti, lo abbiamo visto anche ieri sera. Ci sta di poterli sbagliare. Non lo giudichiamo per un calcio dirigere, c’è anche una canzone che lo afferma. Tutti i giocatori hanno avuto alti e bassi, come è normale che sia. Capita poche volte ai giocatori, a livello generale. Te lo dice uno che ha un passato da calciatore. I nostri sono cresciuti: Cheddira lo abbiamo aiutato, mettendolo in una zona del campo un po’ più decentrata dove si esprime meglio, quanto a Soulé batte sempre benissimo i rigori, l’errore gli darà motivo per crescere. Lui deve superare con più facilità l’errore, è la cosa che gli riesce meno. Ma il calcio è bellissimo perché ti mette davanti la partita dopo, i minuti dopo, l’azione dopo. Parliamo per Soulé e tutti gli altri”. Il “bello” di avvertire la pressione “Io credo che noi dobbiamo vivere nella pressione. La parte sana. Con equilibrio. Dare solo pressione non va bene, immaginiamo di farlo con un nostro figlio: alla fine si rompe anche le scatole… Tornando ai giovani, più li carichiamo e meno loro ci daranno. Tutti sentiamo la pressione di gare fondamentali per il nostro futuro, l’importante è farla emergere con il giusto equilibrio”.
