(di Alessandro Iacobelli) Riecco il Frosinone. Riecco il vero Frosinone. I ciociari tornano alla vittoria dopo un digiuno che durava da troppo e che ha rischiato di minare quelle certezze che invece avevano accompagnato la truppa gialloazzurro in avvio di stagione.
Cagliari ko grazie soprattutto ad un secondo tempo quasi perfetto con la formazione canarina che ha ritrovato a tratti trame ariose e spumeggianti, catene laterali efficienti (Zortea da 7 in pagella) e quel furore agonistico che lo stesso Eusebio Di Francesco aveva chiesto alla vigilia. Nel finale Turati si è superato sventando due minacce dei sardi. Una rimonta cercata, voluta, pretesa e inseguita anche con il supporto incessante del pubblico dello Stirpe. Adesso c’è un altro ostacolo chiave in ottica salvezza: il Verona. Queste le dichiarazioni di Eusebio Di Francesco nell’immediato post-partita in sala stampa: “Penso che noi siamo mancati una decina di giorni nel totale, per me anche le altre prestazioni sono state di livello importante. Oggi siamo stati bravi a reagire alla difficoltà e a non innervosirci soprattutto nel finale del primo tempo quando ci sono state delle decisioni un po’ contestate e fare il gioco degli avversari. Ai ragazzi ho detto tra il primo e secondo tempo che siamo stati bravissimi nel continuare ad interpretare quello che facciamo durante la settimana e a giocare al calcio. Noi ci salveremo solo attraverso il gioco e l’atteggiamento, attraverso la determinazione nel volere a tutti costi raggiungere l’obiettivo”. Ora testa al Verona “Sono sempre gare differenti. Il Verona sta cambiando pelle. Io oggi mi tengo stretto questi ragazzi: penso a Gelli, penso a Brescianini, penso al fatto che ieri ho allenato la squadra senza terzini. Ed è stata la mia fortuna perché ho avuto la possibilità di migliorare certi giocatori in determinati ruoli. Paradossalmente nella sfortuna oggi mi sono ritrovato un terzino sinistro che nel finale di primo tempo e nel secondo tempo ha disputato una gran partita in tutte e due le fasi (Brescianini, ndr). E Gelli è riuscito ad esprimersi meglio. Preparare la partita di oggi è stata difficile, non avevamo nemmeno il terzo centrale perché non si è allenato Bonifazi per tutta la settimana. Bravi anche sotto il profilo psicologico contro una squadra dura da affrontare e con un allenatore esperto”. Il nervosismo serve a poco “Credo che il nervosismo non aiuti mai. La spinta maggiore è stata quella di voler portare a casa il risultato, quella di giocare al calcio in maniera più razionale, con più uomini nella metà campo avversaria”. Ghedjemis e gli altri innesti a partita in corso… “Sono entrati bene, come chi ha giocato dall’inizio ha fatto altrettanto bene. Sono stato bravo e fortunato, questo ha fatto la differenza. Oggi la squadra era predisposta al sacrificio, al ‘noi’ e il risultato si è visto. Il ragazzino (Ghediemis, ndr) è entrato, io nemmeno lo conoscevo, giocava in serie C in Francia (al Rouen, ndr). Il direttore Angelozzi ha di questi colpi, come Oyono del resto, anche lui giocava in C in Francia. Lui li porta al campo e dice: allenalo! E queste cose a me piacciono. Questi ragazzi hanno tante caratteristiche ma devono crescere sotto il profilo emotivo ed essere bravi a restare dentro la partita. Dobbiamo continuare a farlo. Questi sono tre punti importanti, non definitivi. Il cammino è ancora lungo”. Il dipinto di Soulé, il tris di Kaio Jorge e il tifo dello Stirpe… “Kaio non aveva mai fatto gol su azione, bravo ad entrare a partita in corso. Pensavo ci potesse dare una mano. Contento per lui e per la squadra. Soulé ha grande carattere, non lo deve mai perdere. I tifosi mi hanno fatto parlare anche al megafono per la prima volta. Sono stati splendidi, costruttivi, incisivi, intensi. Il tifo ha rispecchiato la squadra e viceversa. Sembrava un corpo unico”. Nessuno tocchi Cheddira “C’è stata una parte che ha fischiato, un’altra no. Cheddira è un ragazzo straordinario, che mette sempre il massimo impegno. Può far gol o meno ma non mettiamo in dubbio l’impegno dei ragazzi. Lo difenderò fino alla morte, Cheddira dà l’anima. Poi possiamo parlare di tanti altri aspetti, che esulano dalle competenze di tanti perché sono le mie. Quanto a Zortea ha fatto un allenamento e mezzo, si vedono le sue origini, è trentino come mia mamma: è un soldato. Ed è un complimento. Lui ha imparato a conoscere le qualità dei propri compagni, lui ci è riuscito nel migliore dei modi. Anche perché è l’unico terzino che mi è rimasto”.
