(di Alessandro Iacobelli) Spalletti in panchina, al suo fianco Gigi Buffon. L’ex portierone di Parma e Juventus torna a vestire l’azzurro della Nazionale italiana ma, questa volta, con una veste differente. Sarà infatti lui il capodelegazione dei tricolori.
Appesi i guantoni al chiodo, il guardiano di Carrara si è presentato ieri in conferenza stampa nelle stanze di Coverciano. Sorridente, rilassato, pienamente consapevole del delicato compito che svolgerà da qui in avanti. Il tempo per scherzare di fatto non c’è. I ragazzi del nuovo CT Luciano Spalletti si stanno preparando infatti per i due appuntamenti di settembre. Sabato 9 a Skopje contro la Macedonia del Nord alle 20.45, martedì 12 a Milano contro l’Ucraina sempre alle 20.45. Poi sarà la volta di Malta, sabato 14 ottobre al San Nicola di Bari, e dell’Inghilterra a Wembley martedì 17 ottobre. Queste le prime parole di Gigi Buffon da capodelegazione: “Ringrazio il presidente, la famiglia azzurra e il Ct per la fiducia che hanno riposto in me. Immaginare la mia figura qui è un qualcosa che mi inorgoglisce e mi stimola, mi rende un uomo felice. Torno in un ambiente che penso di conoscere abbastanza bene. Il sunto del mio ruolo è dare un piccolo contributo in quelle che saranno le dinamiche che andremo a vivere in futuro”. Il ricordo di Vialli “Ho un bellissimo ricordo di Gianluca, avevamo un rapporto straordinario anche fuori dal campo. Dopo che aveva smesso continuavamo a scambiarci le maglie di gioco. Non ho la presunzione di poter raggiungere i suoi livelli, sarebbe sbagliato perché ognuno di noi ha un proprio percorso attraverso il quale matura e riesce a darsi delle risposte che quando sei più giovane non hai. Venire qui cercando di riprodurre un Gianluca Vialli sarebbe sbagliato, non sarei all’altezza. Cercherò di essere quello che sono sempre stato”. Sguardo dritto al futuro “Non è stato per nulla difficile smettere. L’anno scorso a fine stagione in una condizione psicofisica ottimale mi sono fatto male, era il segnale più grande che la natura potesse darmi. Le partite di addio non mi piacciono, sono belle e iconiche, ma anche malinconiche. Devo pensare al futuro”. Il dazio dell’Europeo vinto “Il successo all’Europeo è stato una magia, un obiettivo che abbiamo raggiunto anche perché supportati da tre o quattro situazioni fortunate. Nelle qualificazioni Mondiali ci sono stati i rigori sbagliati con la Svizzera e un’altra infinità di situazioni andate male, è stato forse il dazio da pagare per l’Europeo vinto”.
