Calcio Story – Castel di Sangro, quel miracolo che incrociò lo sguardo col Sora

Alesssandro Iacobelli
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Castel di Sangro: un centro di 6mila anime che negli anni novanta del secolo scorso toccò vette impensabili. Una storia breve, gloriosa e misteriosa al tempo stesso. Le vicende del piccolo club abruzzese si sono intrecciate, non senza polemiche, con quelle del Sora.

Due miracoli contrapposti sintetizzati in una data decisiva: 5 maggio 1996, si gioca Castel di Sangro-Sora. Allo Stadio Patini dirige Pin di Castelfranco Veneto. Sul parziale di 0-0 Barbera colpisce la traversa. Nel corso della stessa azione irrompe Casale che di testa spinge il pallone chiaramente oltre la linea di porta. I tifosi bianconeri già esultano nel settore ospiti. Il portiere locale De Juliis estrae la sfera fuori con un gran riflesso ma troppo tardi per evitare lo svantaggio. Il guardalinee si dirige verso il centro del campo sicuro della rete volsca, ma il direttore di gara fa cenno di proseguire senza convalidare la marcatura. Il match terminerà in pareggio privando di fatto i ragazzi di mister Di Pucchio dell’accesso ai playoff per la Serie B (agli spareggi andrà invece il Gualdo). Ecco, il sogno del Castel di Sangro parte esattamente da quell’istante. In riva al Liri in molti, però, non hanno mai dimenticato quel discutibile episodio. Se le cose fossero andate diversamente, l’epopea sportiva di quel Sora avrebbe svoltato definitivamente ad alti livelli? Non possiamo saperlo con certezza, ma la sensazione all’ombra del Castello di San Casto è lapalissiana. Nel 2002 ci sarà anche lo scontro playout per la permanenza in C1, ma quella è un’altra storia che racconteremo più avanti. Il team giallorosso guidato in panchina da Osvaldo Jaconi, e presieduto da Gabriele Gravina (attuale numero uno della FIGC, appena nominato vice presidente UEFA), in cadetteria ci va dopo la contesa all’ultimo respiro contro l’Ascoli allo Zaccheria di Foggia. La sfida termina ai rigori con la parata provvidenziale del dodicesimo Spinosa sulla battuta di Milana. Il giubilo conquista le attenzioni dei media nazionali ed esteri. Dagli Stati Uniti compare praticamente dal nulla un noto saggista ed inviato della CNN, tale Joe McGinniss. L’autore, deceduto nel 2014, vive in simbiosi totale con il popolo abruzzese e con la squadra studiandone i connotati in chiave sociologica. La favola del Castel di Sangro durerà lo spazio di un biennio tra luci, ombre e qualche sospetto. 15 giugno 1997, stadio San Nicola. Al Bari, pronto a brindare alla promozione in A, serve il successo. La truppa abruzzese è già tranquillamente salva. Nicola Ventola sblocca in avvio su dormita in fase di impostazione degli ospiti. La retroguardia del Castel continua a sonnecchiare, ne approfitta Guerrero che raddoppia. Archivia la pratica Volpi con un eurogol dalla distanza. Nel mezzo il penalty siglato da Bonomi. Cosa c’è di strano? Secondo quanto riportato dallo stesso McGinniss nel libro cult, ora introvabile se non a prezzi faraonici e usato in condizioni non ottimali, “Il miracolo Castel di Sangro” – Kaos Edizioni scrive senza mezze misure di dialoghi sospetti tra giocatori captati alla vigilia della gara nel ritiro dei giallorossi. Un romanzo con pagine bianche ancora da scrivere? Ai posteri l’ardua sentenza. Alessandro Iacobelli
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