Il calcio piange l’altro mito incontrastato: Pelé. Il campionissimo brasiliano è morto infatti ieri a 82 anni dopo una lunga battaglia contro il tumore al colon che lo affliggeva ormai da tempo. Veglia a Vila Belmiro lunedì 2 gennaio e funerali il giorno successivo in forma privata.
Il dualismo con Diego Armando Maradona ha caratterizzato i dibattiti calcistici a livello planetario che, di fatto, non hanno mai trovato una risposta definitiva. Santos, città dove ‘O Rei’ è nato e cresciuto sul piano umano e sportivo, gli renderà omaggio lunedì 2 gennaio con una veglia allestita nella cornice dello stadio Vila Belmiro aperto per la circostanza al pubblico. Il giorno seguente andranno in scena i funerali in forma privata dopo che il feretro avrà percorso le vie cittadine.
Classe 1940, Pelé ha scritto la storia del Santos e soprattutto della Nazionale brasiliana. Oltre 90 gettoni con 77 gol messi a segno con la maglia verdeoro. Nel 1958 incantò per la prima volta nel Mondiale d’esordio quando ancora non aveva compiuto 18 anni. L’Italia lo conobbe da vicino poi nel 1970 in Messico con quella rete siglata in finale (4-1 per i sudamericani) sovrastando Burgnich di testa su cross di Rivelino.
Al tramonto della carriera Edson Arantes do Nascimento scelse di calcare i campi del soccer statunitense. L’esperienza non durò molto ma fu comunque significativa tra le file dei New York Cosmos. In quel periodo la NASL Soccer Bowl, lega con connotati differenti rispetto alla odierna MLS, ebbe l’onore di accogliere altri fuoriclasse del calibro di Beckenbauer, Gerd Muller, Chinaglia, Best e non solo. Nel 1981 Pelé si cimentò anche nel ruolo di attore nella celebre pellicola “Fuga per la vittoria”. Iconica, nel film diretto da John Huston, la scena con il gol in rovesciata nel corso di un match disputato all’interno di una prigione nazista negli anni ’40. Presenti nel cast anche altri grandi giocatori come Bobby Moore, Osvaldo Ardiles, la stella polacca Deyna e l’asso del Belgio Van Himst.
Alessandro Iacobelli