Alvito – Il dibattito sul ‘villaggio dell’emigrante’

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Vicino alla macchina bianca con l’altoparlante c’era una signora che si muoveva su e giù per piazza della Vittoria, come se avesse voluto dire così tante cose, da non riuscire a esprimerle.

Era gremita la piazza che sabato 29 ha ospitato il confronto tra l’amministrazione del Comune di Alvito e il Comitato cittadino per la difesa della piana “Alvito e il villaggio che (non) c’è”, costituitosi per opporsi alla costruzione del cosiddetto “villaggio dell’emigrante” sulla piana del paese. Questa battaglia, portata avanti da giovani professionisti alvitani, tra striscioni, macchina bianca con l’altoparlante, pagina Facebook, video parodia, sta restituendo entusiasmo e fiducia a un intero paese. Sabato i cittadini si sono riappropriati della piazza e la piazza è tornata a essere il centro della vita democratica. Alla presenza del vicesindaco Giovanni Diego Ferrante, del sindaco Duilio Martini e dell’architetto Carlo Capoccia incaricato del progetto definitivo, moderati da Barbara Mollicone, due rappresentanti del Comitato, Piero Capoccia e Paola Iacobone, hanno espresso i loro dubbi, supportati da Pino Pasquali, architetto direttore scientifico I.E.D. Roma, e Giorgio Muratore, architetto ordinario di Storia delle architetture e delle arti industriali. Quello del villaggio dell’emigrante è un progetto milionario, finanziato nel 2005 dalla Regione Lazio e non ancora realizzato. Il progetto iniziale, che prevedeva diversi servizi è stato ridotto alla costruzione di una sorta di “albergo” su un terreno di proprietà dell’allora sindaco e attuale vicesindaco, Ferrante. Come leggiamo anche sul sito internet del Comitato (www.alvitoeilvillaggio.org), “il Comitato cittadino intende scongiurare la costruzione (di un probabile ecomostro) che deturperebbe in maniera irrecuperabile il paesaggio del borgo, proponendo idee alternative e sostenibili quali, ad esempio, il recupero del patrimonio edilizio già esistente del centro storico”. Durante il dibattito, infatti, i rappresentati del Comitato si sono chiesti come mai, avendo ad Alvito ville belle e antiche, abbandonate e messe in vendita dai proprietari, che a poco a poco la natura si sta riprendendo, bisognasse acquistare terreni e costruire ex novo. Non si potrebbe recuperare tutto questo patrimonio e adibirlo all’accoglienza? Sarebbe un modo per evitare che accada anche a altri edifici di valore storico (e turistico!) ciò che è accaduto, ultimamente, alla Torre Palombara, fiore polare di Alvito, nato per ricevere e addestrare i colombi viaggiatori e appartenuto a Mario Equicola, studioso rilevante nella storia letteraria italiana, nato ad Alvito nel 1470, vissuto nelle più importanti corti italiane. Tra le persone del pubblico che hanno preso parola, ci sono state due donne emigrate: non sarebbero mai tornate in Valcomino – hanno detto schiettamente – se avessero dovuto soggiornare in una struttura come il villaggio dell’emigrante, così lontana dalla vita reale di Alvito e degli altri paesi. Alla fine il sindaco si è detto disponibile a venire incontro alle richieste dei cittadini, portando la questione in consiglio. Le istanze del Comitato hanno raccolto, infatti, un grande consenso da parte dei cittadini di Alvito e non solo: questa battaglia ha interessato tutti forse perché non è solo una questione politica ma ha anche a che fare con la bellezza. “Bisogna rispettare il confine naturale tra la forma della città e la natura circostante” diceva Pasolini in una trasmissione del 1974 parlando della città di Orte, dove notava come la forma della città fosse incrinata, turbata da qualcosa di estraneo, un gruppo di case, incoerente e perfettamente ostile alla bellezza di Orte. D’altronde quello che ci circonda ha un’influenza smisurata su di noi, sul nostro umore, sui nostri sentimenti. Non è un caso se nel Rinascimento la depressione si curava passeggiando nei boschi, osservando le sorgenti d’acqua –il loro moto, la loro vitalità– visitando le case antiche, quelle di campagna abbandonate –la loro bellezza malinconica, spiritica. Comunicato stampa – Davide Di Poce  
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