(di Angela Nicoletti) Se fossi ancora qui avremmo festeggiato a modo nostro. Con te seduto dietro la scrivania, sprofondato nella poltrona in pelle nera e con il posacenere traboccante di cicche e la fogliazione infilata sotto la tastiera sgangherata.
Pizza bianca e profumatissima mortadella per un compleanno importante: settanta anni di cui 50 trascorsi a scrivere, raccontare, insegnare il mestiere più bello del mondo. Tanti siamo i giornalisti che da te, dal tuo modo di essere, abbiamo imparato a lavorare senza fiatare, a macinare chilometri senza replicare. Pochi fortunatamente, anche se purtroppo non mancano mai, gli scansafatiche, gli asini come avresti detto tu, che continuano a scaldare poltrone ed a ragliare. Oggi, quindi, niente festa e nessuna candelina da soffiare per te, Direttore mio indimenticabile. Solo il ricordo di quello che è stato e che non tornerà mai più. Se tu fossi stato qui magari ci saremmo divertiti a parlare del Frosinone Calcio, delle prossime elezioni comunali e finanche dei voltagabbana, di quelli che si sono venduti per quaranta danari. Avresti avuto tanti spunti per una “Buona Domenica”, quella rubrica tutta tua che dava lustro al nostro giornale: scusami se parlo al plurale Direttore ma, vedere una creatura nascere e seguirla con amore per diciassette anni, mi porta ad essere irriverente o ‘Cavallo pazzo’ (come mi apostrofavi quando non ascoltavo i tuoi suggerimenti). Avremmo anche parlato dei ‘tempi d’oro’ e del ‘baffetto magnetico’. Avresti, infine, fatto una delle tue tante profezie. Come Cassandra riuscivi sempre a vedere oltre e se a volte hai fatto finta di non capire, è stato solo per quieto vivere. E Cassandra lo sei stato anche in punta di morte quando nella lettera aperta, pubblicata il giorno dopo la tua morte, nell’edizione del 13 aprile 2016, sul giornale da Te fondato (e che ora ha cambiato completamente pelle e non solo!), così hai scritto: “Nemici? Non credo di averne non conoscendo il sentimento dell’odio, forse un tale che ad un certo punto della mia vita si è messo ‘di mezzo’ fino a frantumarmi il cuore che, si sa, non è possibile ingessare. Una… Mosca, meglio dire un vezzeggiativo di moscato, che ha distrutto alcune mie certezze, lasciandomi una ferita mai rimarginata ed una sofferenza costante che mi ha allontanato spiritualmente dalla persona che si è lasciata abbindolare“. Solo oggi comprendo quello che hai cercato di dire. Solo oggi capisco quanto, oltre al dolore della malattia, hai dovuto patire. Perché il dolore del tradimento è pari a quello di un malanno inaspettato. Adesso so, anzi sappiamo in molti. Non voglio offuscare un ricordo speciale con queste ignobili brutture. I tuoi settanta anni devono essere indimenticabili, anche se non sei più tra noi, tra i ragazzi che ti hanno voluto e che ti voglio bene: ‘usqua, ad finem et ultra’. Buon compleanno Direttore. Tanti auguri Umberto. Ovunque tu sia. Angela Nicoletti
