Isola Liri – Senegalese dorme in stazione, la Caritas spiega l’accaduto

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In merito all’articolo dal titolo “Isola Liri – Caritas al completo, senegalese dorme in stazione” del 13 agosto 2015, pubblichiamo una nota a firma di Antonella Piccirilli della Caritas Diocesana.

<Penso a questi giovani, sobri nel cuore della notte, nonostante la movida estiva, che si accorgono di un uomo solo e appisolato su una panchina alla stazione. La storia dell’uomo l’ha raccontata Tg24, ma quella dei ragazzi cerchiamo di immaginarla da soli: quattro chiacchiere con uno sconosciuto, rese più facili dalla penombra che tutto avvolge, e ci si rende conto della situazione. Vogliamo aiutarti, hai gli occhi imploranti… che si fa? , un panino, una birra, e poi? Dove dormirai fino al prossimo treno? Andiamo alla Caritas, qui vicino, ci apriranno, sono autorizzati loro all’accoglienza, ne hanno a decine di ragazzi di colore, uno in più non farà certo problema… Invece fa problema: non ci aprono neppure… ah già, all’una di notte gli ospiti immigrati – tutti regolarmente registrati in Prefettura – non hanno il permesso di aprire le porte a nessuno che non sia presentato da persone autorizzate, forze dell’ordine o affini. Capiamo: è la necessaria organizzazione a tutela di serietà dell’intervento della Caritas in questo campo… Allora andiamo dai carabinieri… ma no, che fai? una persona senza permesso di soggiorno non va dai carabinieri a chiedere aiuto… Allora? Li penso questi ragazzi, mano alla tasca, per mettere insieme i soldi per un B&B… ma niente, neppure lì si può andare, perché occorre presentare i documenti e si ha l’obbligo di comunicare alla Prefettura i nominativi degli ospiti, e il nostro uomo deve tornare a Cassino fra qualche ora, dove la situazione irregolare della sua famiglia non può fare a meno di lui. E allora? Immigrato a casa mia? Non è pensabile neppure questo, eh? Così, lasciamo l’uomo – ogni uomo?- al suo destino. Ma la coscienza dentro questa strana notte freme… e allora … un giorno si riflette, si parla con gli amici, si cerca di capire che cos’è che non va… al mattino successivo –oggi, perché la storia è dell’altro ieri notte – un trafiletto sulla stampa locale esprime il disagio, con la consapevolezza ancora confusa di un dramma troppo grande, che cerca inutilmente capri espiatori. Una piccola idea però si fa strada in questa notte di mancata accoglienza: la Carità, quella vera, quella con la C maiuscola, non è solo cosa della Caritas diocesana, è spada che brucia nel cuore di tutti, per cercare soluzioni, ognuno come può, come sa, nella legalità, nell’audacia di intraprendere strade nuove, per una civiltà degna di questo nome>. La Redazione
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