‘+++ ESCLUSIVA +++ Attentato Monaco – Il racconto di Emanuela, mamma ferentinate

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Nessuno è più sicuro. Essere una lavoratrice attenta e scrupolosa, una mamma precisa ed affettuosa, può nel 2016 non bastare quando si ha a che fare con la parola “terrorismo”. Quando poi la donna in questione è una 38enne italiana, da tanti anni all’estero, con tanti familiari e amici a Ferentino, preoccupati e in ansia, ecco c’è Facebook o Whatsapp o Skype diventano strumenti di comunicazione vitali. E’ da qui che parte la chiacchierata con Emanuela Martellini, originaria di Ferentino, ma da cinque anni a Monaco di Baviera dopo essere stata per lavoro con il compagno Lucio già per alcuni anni ad Amsterdam. In Germania Emanuela lavora in un’azienda che si trova proprio vicino il centro commerciale del quartiere olimpico dove ieri pomeriggio si sono vissute ore di pure terrore. A Ferentino c’è la sua famiglia e quella del suo compagno, ma tutti sono stati rassicurati in poco tempo, ma la paura è stata tantissima.

Lavoro lì vicino – ci racconta Emanuela – in una ditta che fa laser per la cura della vista. Stiamo tutti bene, questo è quello che più conta, e grazie a quanti si sono interessati della nostra salute. La rete ci ha aiutato a comunicare in tempo reale, la mia famiglia era già a casa, ma se penso che potevamo essere lì mi assale la paura“. Chiediamo ad Emanuela di raccontarci come ha vissuto quelle ore (l’intervista è stata concessa attorno alla mezzanotte tra venerdì e sabato): “Eravamo tutti già a casa, io Lucio e i miei due figli (sette ed un anno e mezzo). L’angoscia e la paura è stata tanta. Si sentono elicotteri sopra le nostre case e la città è tutta bloccata – prosegue Emanuela nel racconto notturno –. Quella zona è molto frequentata, sia per il commercio che per il lavoro, ci sono tantissime compagnie e aziende lì intorno tra cui anche la mia. Alcuni miei colleghi erano ancora a lavoro a quell’ora e spero tutti stiano bene. Mi sembra tutto impossibile! Io sono passata lì davanti con la macchina alle 2 del pomeriggio, potevo esserci io in quel momento, è tremendo. Vado in continuazione in quella zona, sabato scorso ci siamo andati tutti insieme con Lucio e i bambini. Ora ho tanta paura e non mi sento più serena. Monaco era una città sicura, ora non lo è più. Abbiamo paura a prendere il treno, a fare la spesa, ad andare a lavoro. Non sarà facile!“. La storia di Emanuela è comune a tanti altri italiani all’estero per lavoro o per scelta di vita ma fortemente legati alle proprie origini: “Sono ormai 5 anni che siamo qui. Ci sono tanti italiani in questa comunità. Io abito a 10 chilometri dal luogo dell’attentato. Qui il governo tedesco aiuta molto i profughi ed i rifugiati. Ci sono case costruite per loro, l’integrazione è fortissima, lo stato paga corsi di tedesco per tutti e vengono aiutati anche economicamente“. Quando ci sono episodi di così tale violenza e terrore il primo pensiero va ai bambini: “Potevamo esserci noi in quel centro commerciale. In questi giorni qui a Monaco tutti vanno ad acquistare il materiale scolastico per l’inizio della scuola, immagino fosse pieno di bambini. Il solo pensiero che abbiano vissuto quelle scene di terrore mi sconvolge. Mio figlio più grande ha capito che stava succedendo qualcosa di brutto, ho detto lui che ci sono persone cattive. Vorremmo far credere ai nostri figli che il mondo sia bello, ma la realtà purtroppo è diversa”. La tecnologia ha aiutato la comunicazione tra Emanuela e l’Italia: “Ci hanno chiamato e scritto in tanti. Abbiamo subito rassicurato le nostre famiglie, ma tutte queste chiamate e richieste di informazioni ci hanno fatto sentire la gravità della cosa. Il trauma che persone innocenti hanno vissuto in quelle ore è devastante. Poteva succedere a chiunque, e questo non è giusto. Come si fa a spiegare a un bambino di stare tranquillo o che non succederà più!” Emanuela e la sua famiglia tornano appena possibile a Ferentino per riabbracciare parenti ed amici: “Non so quando riusciremo a tornare in Italia, ma in questo momento vorrei essere lì, credo sia più che normale. E’ stato un pomeriggio davvero terrificante, se penso alle vittime ed ai feriti mi si stringe il cuore. Non è possibile!” Una testimonianza reale, sincera, emozionante. Grazie a Emanuela per averci concesso questa intervista. Loro stanno bene, e questo almeno per oggi è quello che conta! Alessandro Andrelli
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