Alatri – Tarcisio Tarquini lancia il conto alla rovescia sull’acqua

Andrea Tagliaferri
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Passate le elezioni che hanno visto il tema ACEA al centro della disputa tra i diversi contendenti, Alatri in Comune per bocca del suo Consigliere Comunale, torna a segnalare l’urgenza di una soluzione.

Mancano meno di trenta giorni alla scadenza dei sei mesi che l’Assemblea dei Sindaci aveva fissato come termine ultimo per avere risposte chiare e definitive da Acea sulla gestione del servizio idrico in provincia di Frosinone. Come ricorda il consigliere comunale Tarquini, il 18 agosto o poco dopo, il presidente della provincia dovrà convocare una nuova assemblea dei sindaci dell’Ato e in quella sede dichiarare concluso l’ampio periodo della messa in mora tarcisio tarquinidell’azienda romana, chiamando i sindaci a decidere sul futuro della gestione del servizio idrico integrato. Tarquini, tra i candidati sindaco più critici assieme al candidato grillino Gatta, fa qualche supposizione su quanto accadrà a breve: “Il poco (almeno in superficie) che è successo in questi mesi porta a prevedere che dal cilindro del presidente Pompeo, supportato da sindaci come quello di Alatri che malvolentieri e solo all’ultimo secondo si sono aggiunti all’ultimatum rivolto al gestore, verrà fuori qualche marchingegno giuridico-amministrativo per mantenere le cose come stanno: e cioè tenersi l’Acea che, nel frattempo, avrà documentato la linearità ineccepibile del suo comportamento contrattuale. Compresa l’applicazione di quella tariffa (che si vuol far passare per un “evento naturale” e non una scelta) che fa pagare l’acqua alle nostre famiglie dieci volte di più di quanto la paghino le famiglie di Roma (e, più o meno, anche quelle di Cassino). Tanto rumore per nulla, allora? È assai probabile che vada a finire così. Non si tratta di una congettura maliziosa e nemmeno di una previsione resa facile dalle motivazioni dei ricorsi che l’azienda ha già inoltrato per le vie dei tribunali amministrativi; è semmai la conseguenza logica del fatto che in questi mesi non si è nemmeno tentato di disegnare uno scenario diverso, ipotizzando soluzioni alternative e verificandone la fattibilità. Più volte – continua Tarquini – abbiamo richiamato l’attenzione sull’inerzia delle autorità locali; abbiamo detto e scritto che ci saremmo aspettati, già all’indomani della messa in mora, l’elaborazione di un progetto sui modi per riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, se non altro per dimostrare ai cittadini e all’Acea che si stava facendo sul serio e che la delibera di avvio della risoluzione contrattuale non era una tigre di carta che si sarebbe afflosciata al primo soffio di vento. E, d’altro canto, i capi di accusa scritti nel documento della STO (segreteria Tecnico organizzativa di consulenza dell’Autorità d’ambito) che è servito da motivazione della delibera di risoluzione, approvata da tutti i sindaci e perciò anche dal nostro, sono tali da escludere che il rapporto con il gestore si possa risanare con una lavata di capo, alla quale, peraltro, l’azienda sembra tutt’altro che disposta a sottoporsi. Cosa succederà, dunque? Cosa intendono fare i sindaci, arrivati al giorno dell’appello? Cosa ha fatto e cosa farà il presidente della provincia Pompeo che ha avviato un suo patteggiamento con l’azienda con l’evidente scopo di trovare un accordo che chiuda la appena accennata vertenza, evitandosi così ogni altro grattacapo? E cosa intende fare la Regione che non ha ancora trovato il tempo di approvare i regolamenti attuativi della legge cosiddetta di “ripubblicizzazione” dell’acqua, approvata dal Consiglio nell’estate del 2014, tenendone così bloccata l’operatività? È necessario- conclude il capo di Alatri in Comune- che i sindaci e il presidente della provincia siano chiamati a dare informazioni e spiegazioni sui loro propositi, per evitare che i cittadini, dopo aver già pagato i danni di scelte sbagliate o addirittura conniventi, subiscano adesso anche la beffa”.   A.T.
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