Cassino – False assunzioni e società fittizie, cinque in manette

marfst
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False assunzioni e fatture farlocche per giustificare ingenti movimenti di danaro. Un consulente finanziario di Cassino è stato arrestato unitamente ad altre quattro persone dalla Guardia di Finanza.

Il gruppo deve rispondere di ‘associazione a delinquere finalizzata alla truffa nei confronti dello Stato‘. L’indagine – portata avanti dalle Fiamme Gialle di Napoli è stata coordinata dai magistrati Henry John Woodcock, Giuseppina Loreto e Celeste Carrano e coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli – ha accertato l’esistenza di un sodalizio dedito alla costituzione di società fittizie riconducibili a prestanome utilizzate per eseguire indebite compensazioni fiscali. A beneficiare di tale attività illecita sarebbero stati numerosi datori di lavoro e imprese delle province di Napoli e di Roma alcune delle quali avevano ottenuto appalti o subappalti per opere pubbliche tra cui la Metro C di Roma, i lavori di ammodernamento della autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, la realizzazione della direttrice Civitavecchia-Orte-Terni-Rieti. gdfTali imprese si sarebbero servite di ‘società cartiere‘ create da un falso consulente del lavoro, con studio a Cassino,  per inquadrare il personale dipendente ed estinguere i debiti relativi a oneri previdenziali da lavoro dipendente maturati nei confronti dello Stato. I fatti accertati si riferiscono ad un periodo che va dal 2009 al 2013. I cinque arrestati sono: Luigi Cerchia, Gianrodolfo Bertoli, Donatello Di Tommasi, Stefano Miscoli e Valter De Carolis. Le indagini sono partite dalla denuncia di un dipendente di un’azienda che si era accorto, verificando la propria posizione contributiva, di risultare assunto da una società a lui sconosciuta. La Guardia di Finanza ha individuato anche il falso consulente del lavoro che costituiva società fittizie intestate a prestanome per eseguire le indebite compensazioni fiscali. L’inchiesta ha portato al sequestro di beni per 45 milioni di euro. Tra questi anche una villa faraonica con piscina. I magistrati ritengono che l’abitazione, il danaro trovato sui conti correnti e le tante macchine di lusso, siano provento di un’attività illecita e quindi è stato avviato l’iter di confisca definitiva. Angela Nicoletti
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