Sora – Il caso Antonazzo si sgonfia in meno di 48 ore

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Era finito nella bufera perchè, secondo la stampa locale e nazionale, indagato per presunta violenza sessuale nei confronti di 8 seminaristi. In meno di 48 ore il caso si è sgonfiato. Ma lo sciacallaggio mediatico ha fatto le sue vittime.

Ricostruiamo cosa è accaduto nelle ultime ore. Le cronache riportano la notizia di una inchiesta avviata nello scorso dicembre quando alla Procura di Cassino arrivò una lettera che raccontava delle presunte molestie che lui e altri 7 ragazzi, tutti maggiorenni, avrebbero subito parte del vescovo. Gerardo Antonazzo è vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo dall’aprile 2013, un anno dopo il suo arrivo Cassino è stata associata alla diocesi di Sora. La sua figura nella zona sud-est dalla Ciociaria, tra le più alte per influenza ecclesiastica, è subito diventata di primo piano. Sulla vicenda, nella serata di sabato, è intervenuto lo stesso monsignor Antonazzo: “Sento il dovere di dichiarare la totale infondatezza delle accuse che mi vengono attribuite. Posso, inoltre, assicurare che ad oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione da parte delle autorità competenti circa l’esistenza di un’indagine a mio carico”. Dal Vaticano, appresa la notizia delle indagini, sono stati espressi “forti dubbi sulla veridicità delle accuse al centro dell’inchiesta sul vescovo di Sora-Cassino, monsignor Gerardo Antonazzo, accusato di molestie sessuali su diversi seminaristi”. Secondo quanto appreso dall’Ansa, chi in Vaticano era a conoscenza del dossier della procura di Cassino, trasmesso per conoscenza, ha sottolineato “che contro il vescovo sono state mosse contestazioni costruite ad arte da persone respinte dal seminario proprio perché considerate non adatte”. Tutto questo accadeva sabato. In serata i seminaristi da otto erano già passati ad uno e la notizia perdeva sostanza. Domenica una nota ufficiale della Procura con la richiesta di archivazione per difetto di querela. Il caso Antonazzo è da ritenersi chiuso. Ci sono state indagini ma è stato riscontrato che il possibile reato era procedibile a querela di parte ma quella querela non era rituale, mancavano elementi portanti dell’atto. “La lettera che ci è stata recapitata – ha spiegato il procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele non avanzava una istanza di punizione. E mi spiego: noi, per avviare indagini, ci attiviamo su presentazione di formali denunce che devono rispettare precisi criteri. Ecco, in questo caso, quella comunicazione era carente“. La procura tuttavia ha eseguito tutti gli accertamenti del caso. “Sì, perchè di fronte ad ogni ipotesi di reato dobbiamo verificare di cosa si tratti. Avviamo, cioè, quello che per noi è un minimo di riscontro E, soprattutto, dobbiamo appurare se la Procura può, eventualmente, attivarsi d’ufficio. Ebbene, dalle indagini ”essenziali” svolte in questo caso, abbiamo verificato che non c’erano reati perseguibili d’ufficio. Sabato pomeriggio è stato detto che non erano stati emessi atti di chiusura perchè il fascicolo, con la richiesta di archiviazione, è da circa un mese dal Gip il quale può accogliere la richiesta della Procura, ma potrebbe anche non farlo“, ha concluso il procuratore. Il caso è da archiviare ma il clamore mediatico ha turbato comunque la massiccia comunità di fedeli. Roberta Pugliesi 
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