
Grazie alla presenza in loco dell’amico
Antonio Porretta, possiamo avvicinarci ad una cultura così diversa dalla nostra ed a tradizioni che sanno di magico, di antico e che sono avvolte dal mistero. Scrivere sugli indiani del Nord America e trovare un legame che li unisce a noi è difficile. Innumerevoli le diversità. Un passato, un presente ed un futuro che si mostrano completamente diversi e distanti da noi, senza punti in comune. Eppure il
legame c’è. Gli indiani vivevano in Canada, molto prima che gli europei arrivassero. Nell’Ontario le guerre tra inglesi e francesi per il predominio di questa regione videro coinvolti gli Irochesi, alleati con gli inglesi, e le tribù degli Uroni, alleati con i francesi.
Nei suoi viaggi in Canada,
Don Gaetano Squilla (ed ecco il legame tra la nostra provincia e loro), sacerdote ed insegnante di
Sora, scoprì in Cristian Island, a nord di Toronto, la presenza e la storia di un giovane
gesuita romano, nostro corregionale, che venne in queste terre oltre 370 anni fa per evangelizzare gli indiani Uroni. Fu fatto prigioniero dagli Irochesi e torturato, per poi essere venduto come schiavo.
Padre Bressani, primo emigrante italiano di origine laziale che visse in Canada, fu gesuita, scienziato ed astronomo, a lui viene riconosciuto il merito di aver disegnato le prime mappe del Canada, conservate nel Museo Nazionale in Ottawa.
Nei pressi del confine tra il Canada e gli Stati Uniti, molte
tribù, per sfuggire all’eccidio dei soldati americani e dei numerosi pionieri senza scrupoli che arrivavano sempre più numerosi dall’Europa, attraversarono il lago Ontario e si stabilirono nelle riserve vicino al Grand River a sud di Brandford. La loro storia è incredibile e si resta incantati nel sentirla narrata da chief Joseph (capo Giuseppe).
Oggi gli indiani, vicini alle grandi città, si sono parzialmente integrati, ma la maggior parte vive ancora in
riserve poverissime, spesso lontano dal mondo civile che noi conosciamo. I loro giovani soffrono realtà di miseria e hanno poche possibilità di lavorare per vivere. La percentuale di suicidi è alta, l’alcolismo, stimolato anche dal freddo intensissimo del lunghi inverni canadesi, rappresenta la stragrande normalità.

La strada dell’integrazione è ancora molto in salita, ma tante tribù che vivono nelle riserve più accoglienti, vivono una realtà accettabile. Mantengono le
antiche tradizioni, parlano la loro vecchia lingua, hanno le loro leggi all’interno della riserva. Visitarli, conoscerli, ascoltare le vecchie storie, che raccontano con grande orgoglio, incanta ed affascina. Spesso si incontrano con altre tribù e queste feste, chiamate pow wow, sono incredibilmente belle. Si balla al suono dei tamburi che accompagnano canzoni antiche a ricordo dei grandi eroi del loro passato. I loro costumi poi, sono bellissimi, pieni di mille colori e di storia, uno spettacolo unico al mondo che tutti coloro che visitano il Canada dovrebbero non perdere.

Nel fare tale esperienza, basta ricordare che gli indiani del Nord America sono un popolo orgoglioso, che ha sofferto molto, che è sopravvissuto a mille difficoltà create dai popoli europei. Oggi, nonostante tutto, camminano a testa alta con orgoglio e con mille ragioni per farlo, la loro
cultura è unica e riempie i cuori d’incanto.