Frosinone – Konsumer: il libretto d’impianto e la bufala della “tassa sul condizionatore”

Francesca Merolle
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Un articolo, ripreso dai Tg, ha messo in allarme tutti. La notizia è che sarebbe in vigore “l’imposta sul condizionatore, ennesima batosta che si abbatte sui portafogli dei contribuenti”. Ci si riferisce al libretto d’impianto e ai controlli sull’efficienza,obbligatori da giugno 2014, ma solo per impianti sopra i 12 kW.

Purtroppo poi ci ha pensato anche qualche associazione consumeristica “parasindacale” a metterci un pesante sovraccarico, creando allarme nel web e per molti cittadini affermando che sarebbe entrata in vigore “l’imposta sul condizionatore”, ennesima batosta che si sarebbe abbattuta sui contribuenti” con una spesa per i possessori di condizionatori minimo di “200 euro, che sarebbe saliti a 300 se i condizionatori in casa erano più di uno. La verità nei fatti è che,da giugno 2014, in seguito al decreto 10 febbraio 2014 anche i condizionatori devono dotarsi di un libretto d’impianto come quello delle caldaie. Si tratta di un’estensione di quanto previsto dal DL 192/2005 (Governo Berlusconi II) che aveva istituto il “libretto d’impianto” per le caldaie, un obbligo che, sia per le caldaie che per condizionatori, deriva dal recepimento di normative europee, la 2002/91/CE e la 2010/31/UE. Innanzitutto per tranquillizzare i consumatori, ricordiamo che chi ha un condizionatore di potenza inferiore ai 12 kWnon deve pagare nulla e che la potenza si calcola sul motore, ossia sull’unità esterna, che può servire più split cioè le unità interne (se ci sono più motori la loro potenza va sommata solamente se questi servono un circuito di distribuzione unico), 12 KW (40.955 Btu) sono una taglia che difficilmente si trova in una casa, solitamente una potenza del genere è destinata a raffrescare ambienti molto grandi, sopra i 130 mq. I 200-300 euro poi di cui si è straparlato, potrebbe eventualmente essere la cifra che un tecnico abilitato può chiedere per i controlli obbligatori sull’efficienza, che vanno effettuati periodicamente – ogni 4 anni salvo diverse disposizioni regionali – e riportati sul libretto, mentre questo viene compilato per la prima volta dall’installatore; tuttavia se l’installazione è avvenuta prima dell’entrata in vigore (1 giugno 2014) può essere scaricato da internet dal sito del MiSE e compilato anche dall’utente con i dati dell’apparecchio, dunque non comporta nessuna spesa. Dunque un’eventuale “batosta”, come quella paventata, riguarderebbe solo chi ha un impianto di raffrescamento decisamente potente (sopra i 12 kW) da bollinare: anche in quel caso però la cifra di 200-300 euro sembra eccessiva. Insommma, non si tratta di una tassa, ma solo controlli di obbligatori su impianti piuttosto grandi, che difficilmente sono operativi nelle nostre case di civile abitazione. Insomma tanto rumore per nulla per colpa di chi ha trattato il tema in modo troppo superficiale, tanto che in seguito al polverone alzato anche il MiSE è intervenuto a chiarire la situazione con una nota con oggetto “Nessuna tassa sui condizionatori delle abitazioni”, specificando che “in merito a notizie pubblicate su organi di stampa”, il Ministero dello Sviluppo Economico precisa che “la maggior parte dei condizionatori non ha l’obbligo del libretto di impianto e manutenzione in quanto non supera la potenza di 12 kW”. Il Dicastero comunica altresì “che l’Italia ha introdotto, al fine di adeguarsi alle direttive europee, prescrizioni per il miglioramento dell’efficienza energetica nel condizionamento per tutelare l’ecosistema e favorire risparmio economico e competitività. Quanto a impianti di maggior potenza installati presso gli esercizi commerciali, occorre evidenziare che a fronte della spesa per la corretta manutenzione, vi sono importanti vantaggi. Infatti, oltre a garantire la sicurezza, la riduzione dei consumi per il miglioramento dell’efficienza comporta una riduzione della spesa per la bolletta energetica.” C.S. – Giovanni Nardone Presidente Provinciale  Konsumer Italia di Frosinone
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