Sora – Unioni civili e tutela dei minori, l’opinione del prof. Luigi Gulia

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Unioni civili, approvazione del ddl Cirinnà, stepchild adoption, utero in affitto: temi delicati al centro del dibattito degli ultimi mesi, che dividono l’opinione pubblica. Sull’argomento abbiamo ascoltato l’opinione del preside Luigi Gulia che, con la consueta puntuale chiarezza, da mente illuminata quale ha sempre dimostrato di essere, ha un’idea ben precisa che vuole condividere con i lettori.

  “E’ prioritario oggi il tema della pari dignità sociale di tutti i cittadini e della loro eguaglianza davanti alla legge (Art. 3 della Costituzione, riferimento ineludibile per ogni intervento legislativo). Il Parlamento, con notevole ritardUnioni civili: sì testo base Cirinnà, asse Pd-M5so, è chiamato a legiferare sulle unioni civili. Si tratta di una realtà sociale che non può essere ulteriormente mortificata e alla quale va riconosciuta la tutela prevista dall’Art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. E richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Lei ritiene che il significato di famiglia vada rivalutato? “Ritengo necessario che si legiferi per riconoscere e garantire i diritti civili e patrimoniali alle persone, anche dello stesso sesso, che vivono l’esperienza della comunione d’amore o di affetti in forme differenti dall’istituto del matrimonio. Ciò non è di ostacolo alcuno per le coppie che altrettanto liberamente contraggono il matrimonio civile o sacramentale o che già vivono questa scelta. La nostra Costituzione (Art. 29) definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”: società naturale, cioè preesistente a qualsiasi forma di organizzazione giuridica, e per questo motivo le si devono riconoscere tutele particolari. Il diritto di famiglia, che è andato perfezionandosi, ne è la traduzione (sia pure lacunosa) nel tempo e nella storia sociale. E deve tener conto delle trasformazioni in atto del cosiddetto modello (tradizionale) di famiglia, che non è definibile una volta per sempre, considerata anche l’accelerazione dei ritmi e dei modi di vita che caratterizzano la società contemporanea con ricadute significative nelle relazioni tra i membri di una esperienza di famiglia, dove costante dovrebbe rimanere l’impegno reciproco alla promozione e al rispetto della libertà. È questo il valore fondamentale su cui si misura la nostra capacità di accogliere e rispettare le differenze, vera sfida culturale del nostro tempo. Parliamo di adozioni, in particolare della cosiddetta stepchild adoption. Cosa ne pensa? Ci sono tanti bambini che aspettano un’adozione. Non è forse meglio l’amore di una coppia, anche omosessuale, ad una casa famiglia o ad un orfanotrofio? “Meritano la massima attenzione le situazioni di fatto già esistenti, perché la tutela dei minori chiama davvero in causa la responsabilità di coscienza del legislatore (ogni voto dovrebbe essere espressione di una coscienza formata e coerente con i principi fondamentali della nostra Costituzione). In questo senso condivido l’appello recentemente sottoscritto da autorevoli giuristi. Attenti, però, a non aprire il varco alle pratiche aberranti del cosiddetto “utero in affitto”. Su questa materia occorrerebbe una seria azione internazionale con una risoluzione in sede ONU, che rafforzi ed estenda la Convenzione dell’Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozioni internazionali. Tra i primari scopi statutari dell’ONU figura, infatti, la promozione del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui. Aggiornare e rimodulare tutta la complessa disciplina in tema di adozioni e di affidamento dei minori dovrebbe essere altro impegno prioritario del legislatore italiano. L’adozione è sicuramente l’istituto giuridico più idoneo a garantire la tutela dei minori. L’amore di una coppia, anche omosessuale, è preferibile ad una casa famiglia o ad un orfanotrofio dove, perfino nei migliori dei casi, il minore vive una situazione di fragilità psicologia e di precarietà affettiva, con le intuibili conseguenze negative sullo sviluppo della sua personalità”. Roberta Pugliesi foto ilgiornalenuovo.it
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