Processo d’Appello per l’omicidio di Samanta Fava: la Procura della Repubblica di Cassino ha chiesto la condanna a trent’anni per Tonino Cianfarani, il muratore di Sora già condannato in primo grado a 25 anni di carcere la morte della 38enne trovata murata in una cantina di Fontechiari.
Per il Pm non si trattò di semplice occultamento ma di soppressione definitiva del corpo della donna. Scavando la nicchia nella cantina in suo uso per inserirci il corpo, stando alla richiesta della Procura, Cianfarani avrebbe messo in atto un chiara azione di soppressione definitiva del cadavere. L’intento psicologico sarebbe stato quello di non far trovare mai più il corpo della donna. Una qualificazione giuridica quella stilata dal pm Mattei che incide anche sulla pena ed ha portato a chiedere, nuovamente, la condanna a trent’anni di carcere. Ai giudici d’appello, ovviamente, si è rivolta anche la difesa di Tonino Cianfarani, l’avvocato Ezio Tatangelo che ha proposto appello ed ha chiesto la rinnovazione della perizia psichiatrica nei confronti dell’uomo e una super perizia medico legale per accertare le cause di morte di Samanta Fava. Infine, ha contestato la ricostruzione materiale del fatto: in primis il luogo dove sarebbe stato consumato il delitto. Appello incidentale anche delle parti civili degli avvocati Eduardo Rotondi, Tania Rea e Marco Bartolomucci. A breve la sentenza d’appello, nel frattempo Cianfarani rimane nel carcere di Cassino. La Redazione di Cassino
