“Tra gli abitanti più sorprendenti del nostro Parco – dicono dal Pnalm – c’è un piccolo anfibio raro e affascinante: l’ululone appenninico (Bombina pachypus).
Questo rospo, endemico dell’Italia centro-meridionale, non supera i 6 centimetri di lunghezza, ma sa attirare l’attenzione grazie al suo aspetto inconfondibile: pelle rugosa, dorso brunastro e un ventre che sembra dipinto a mano, con macchie gialle vivacissime incorniciate da reticolature nero-azzurre. Un vero gioiello mimetizzato tra le pozze d’acqua”.
Da Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise spiegano: “Quando si sente minacciato, l’ululone mette in mostra proprio quei colori sgargianti: è il suo modo di dire ai predatori di stare alla larga. E per conquistare una compagna? Il maschio emette un richiamo singolare, un suono profondo e quasi misterioso che ricorda un piccolo ululato—da qui il nome “ululone”.
La vita di questa specie è intimamente legata alle pozze temporanee, calde e ben esposte al sole, dove ogni anno ritorna per riprodursi. Qui la femmina depone piccoli gruppi di uova e da qui emergono minuscoli girini che devono crescere in fretta, completando la metamorfosi prima che l’acqua svanisca. Purtroppo, la scomparsa di questi habitat e il loro prosciugamento precoce rappresentano oggi una seria minaccia per la specie.
In autunno e in inverno l’ululone si rifugia sotto pietre o in piccole fessure, nutrendosi di insetti e altri piccoli invertebrati. Grazie alla sua tossicità cutanea e alla colorazione d’allarme, pochi predatori osano disturbarlo. E pensare che può vivere fino a 20 anni!
L’ululone appenninico è molto più di un raro rospetto di montagna: è una vera e propria sentinella della natura. La sua presenza ci racconta la salute delle acque e degli ecosistemi. Proteggerlo significa difendere pozze, prati, montagne… e, in fin dei conti, anche il nostro futuro.
Per questo, anche la più piccola pozza può fare la differenza!”
