Atina – La galleria ‘Capo di China’ resta chiusa: nuova proroga dell’ordinanza. Tecnici e politici in un tunnel senza fine…

chiaro13
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Un altro mese di proroga (fino al 30 novembre) per i lavori di manutenzione della galleria ‘Capo di China’ sulla superstrada Sora-Cassino, nel tratto che attraversa il comune di Atina. Si tratta dell’ennesima proroga dei lavori, la cui conclusione, all’inizio di questa storia, era stata annunciata a giugno scorso, dopo appena qualche mese di lavori. Invece… Invece si è capito poco e male. O c’è stato dolo (intellettuale).

La viabilità alternativa per raggiungere Cassino, come noto, passa per stradine provinciali e comunali, tra Belmonte Castello e Sant’Elia, con conseguenze disastrose per il traffico, spesso in tilt per ingorghi, incidenti e mezzi pesanti che imboccano la deviazione nonostante i divieti. Le ricadute sono intuibili: economiche e sociali, anzitutto, per attività e imprese del territorio e non solo, per i lavoratori che debbono passare quotidianamente quel valico in un senso o nell’altro, ecc. ecc. Ma, gli ingorghi non sono solo stradali. A fare tilt sono anche le rassicurazioni di Anas e politica sui tempi di completamento dell’opera e riapertura della galleria, che ad ogni nuova proroga si fanno più rassicuranti su tempi ‘certi’ che, puntualmente, certi non sono. E forse, sotto-sotto, lo sanno un po’ tutti, ma per tenere a bada l’ira di cittadini e amministratori si manda in scena il solito spettacolino rassicurante: a giugno si riapre, no a settembre (ci sono le vacanze), no, di sicuro ad ottobre! Anzi, facciamo novembre. Buon Natale a tutti! Ad Atina, però, voci che provengono da ambienti bene informati, dicono che prima di febbraio non se ne parla. La Galleria non stapperà lo spumante di fine anno. I lavori procedono serrati – questo sì – ma ci vuole tempo per completarli. Forse lo si sapeva fin dall’inizio ma si è voluto indorare la pillola… e poi si vedrà. Perché, l’alternativa a questa ipotesi è che non si era capito nulla di quello che si stava facendo. Il che, forse, sarebbe ancora più grave.
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