(di Dario Facci) “Come Eletti di Fratelli d’Italia continueremo a portare avanti i progetti avviati in sinergia con il Ministro Foti con i tempi e le metodologie necessarie, al fine di elaborare una proposta seria e fattibile. Occorre, infatti, una riflessione complessiva e nazionale sulla necessità di individuare aree svantaggiate anche in regioni mediamente più ricche. Da questa riflessione ne potrebbero discendere benefici concreti anche per la nostra Provincia!”. Lo dicono in una nota i parlamentari ciociari di Fratelli d’Italia, Mattia, Ruspandini e Pulciani ed è l’ultima frase della loro nota. Quella più interessante e di buon senso.
Quel che serve alle province del Lazio strozzate dalla Zes Unica, che il Governo ha addirittura allargato ad Umbria e Marche, è proprio qualcuno in grado di mettere in campo la “volontà politica” necessaria a rendere una norma più giusta: le regioni, al loro interno, non sono ricche allo stesso modo. Il Lazio, più di altre. Il divario tra Roma e le province è enorme. Il Lazio, proprio perché ha al suo interno la Capitale, è una regione speciale. Come tale andrebbe considerata. Invece la ricchezza di Roma fa sballare i conti delle necessità (enormi) delle province che sono aree svantaggiate per tanti motivi. La Zona Economica Speciale ai confini condanna le province del Lazio alla marginalità più assoluta. Su questo non c’è dubbio. Ecco perché quando i parlamentari di Fratelli d’Italia parlano della “necessità di individuare aree svantaggiate anche nelle regioni più ricche” centrano il punto. Il problema però è: il governo ha la volontà politica di affrontare e risolvere il caso? Se vuole può farlo. E’ una questione di volontà, diciamo di andreottiana memoria.
