Il Pubblico Ministero di Frosinone ha rinnovato la richiesta di archiviazione per il caso della capretta di Anagni, oggetto di atti di brutalità da parte di un gruppo di giovani. LNDC Animal Protection esprime rammarico “per una decisione che rischia di trasformare un atto di crudeltà in un fatto senza conseguenze, ribadendo che nessuno aveva il diritto di trattare quell’animale come un oggetto, vivo o morto che fosse”.
La vicenda giudiziaria relativa alla capretta di Anagni, maltrattata da un gruppo di giovani che hanno filmato e diffuso le loro azioni sui social, segna una nuova puntata: la procura di Frosinone, che ha indagato i giovani coinvolti per maltrattamento o uccisione di animali, dopo ulteriori indagini ha depositato una nuova richiesta di archiviazione del procedimento, sostenendo che non è possibile determinare se l’animale fosse vivo o già morto al momento dei fatti contestati. L’associazione animalista ‘LNDC Animal Protection’ esprime in una nota la “profonda indignazione di fronte a questa prospettiva: anche ammettendo che la capretta non fosse più in vita, resta l’evidenza di un comportamento barbaro e privo di qualsiasi forma di empatia. Maltrattare il corpo di un animale, ridicolizzarlo, usarlo come un oggetto per divertimento, è un gesto che tradisce la totale assenza di rispetto verso la vita e la sofferenza, e che non può né deve restare privo di conseguenze”. Dall’associazione inoltre sostengono che “Quei giovani hanno dimostrato un disprezzo assoluto per ogni principio di dignità e compassione” come dichiara Piera Rosati, Presidente LNDC Animal Protection. “Se davvero la giustizia italiana decidesse ancora una volta di voltarsi dall’altra parte, la capretta di Anagni sarebbe l’ennesimo animale a non ricevere giustizia, e il messaggio che passerebbe sarebbe devastante: che violenza e crudeltà possono restare impunite”. LNDC Animal Protection ha annunciato inoltre che “valuterà la possibilità di proporre un’ulteriore opposizione alla nuova richiesta di archiviazione e si batterà fino all’ultimo affinché la capretta di Anagni non venga dimenticata e affinché questo caso contribuisca ad accendere i riflettori sull’urgenza di una giustizia più equa e rigorosa per gli animali, vittime troppo spesso invisibili, e sulla necessità di una maggiore attenzione ai giovani che sempre più si macchiano di gesti crudeli. La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica fin dal primo momento, non deve essere ridotta a una sterile formalità giudiziaria: ciò che è accaduto rappresenta un grave segnale di degrado etico e sociale che va affrontato con decisione”.
