Impossibilitati a fare fronte alle spese legali gli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia coinvolti nel marzo scorso in una vicenda che ha riguardato un caso di corruzione, hanno revocato i difensori Marco Cianfrocca, Mario Scialla e Armando Pagliei chiedendo al giudice che venga affidato loro un avvocato d’ufficio.
Vista l’impossibilità di tornare nell’immediatezza a svolgere la professione ed al fatto che sono stati destinatari di sequestri di beni immobili e somme di denaro da parte del tribunale di Verbania, i legali non sarebbero più nelle condizioni di far fronte alle spese giudiziarie. A questo c’è da aggiungere di aver perso tutta la clientela. Una situazione dalla quale sarebbe scaturita una grave crisi economica. Per tale motivo non riuscendo a far fronte ad oneri e spese dovute agli avvocati Marco Cianfrocca, Armando Pagliei e Mario Scialla si sono visti costretti costretti a revocarli, ciascuno per quanto di competenza. Per la cronaca, va detto che l’avvocato Cianfrocca si era dichiarato disposto ad affrontare gratuitamente il gravoso processo, Alfredo e Gabriele Scaccia hanno però declinato questa offerta sostenendo di avere ancora una loro dignità e di meritare soprattutto rispetto. E proprio per evitare che qualcuno potesse pensare ad una mossa strategica, chiedendo i termini a difesa nel processo che prenderà i via il prossimo 26 settembre, hanno preferito scrivere per tempo ai giudici affinché possano fornire loro un avvocato d’ufficio. La vicenda, che ha portato i due legali alla sospensione della loro attività forense risale al marzo scorso, quando la Guardia di Finanza di Verbania li accusò di accessi abusivi ai sistemi informatici per poter ottener informazioni da poter utilizzare, in alcuni procedimenti penali. Insieme ad Alfredo e Gabriele Scaccia venne arrestato anche il maresciallo dei carabinieri Carmine Casolaro che, in sede di interrogatorio, è bene ricordarlo, ha sempre ribadito di non aver mai preso del denaro dagli Scaccia. Il militare deve rispondere di accesso abusivo informatico. La detenzione domiciliare dei due legali si è conclusa nel maggio scorso, quando la Procura, nella persona del magistrato dr. Tucci, ha deciso di rimettere in libertà prima Alfredo e poi il figlio Gabriele. Intanto, va detto, il Tribunale di Perugia ha assolto Alfredo Scaccia dal reato di calunnia nei confronti del magistrato Afonso Coletta. Secondo i giudici perugini che hanno archiviato il caso non ci sarebbe stata alcuna calunnia, Scaccia aveva semplicemente esercitato il suo diritto alla critica contemplato da codice penale. Marina Mingarelli
