Disabilità – Sperimentazione in crisi: in provincia di Frosinone -30% di domande, migliaia senza risposta. La CGIL: “Fermare subito l’estensione”

Irene Mizzoni
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La riforma del sistema di riconoscimento della disabilità, attualmente in fase di sperimentazione in nove province italiane, sta già mostrando effetti profondamente negativi. In provincia di Frosinone, i dati raccolti nei primi sei mesi del 2025 rivelano una riduzione drastica delle domande presentate: si è passati da 6.348 nel 2024 a sole 4.469 nel 2025, registrando un calo di circa il 30%. Un dato allarmante, che indica un rallentamento non fisiologico, ma strutturale, in un processo che riguarda migliaia di persone in situazione di fragilità.

A denunciarlo è la CGIL di Frosinone Latina, che lancia un appello urgente. “Stiamo assistendo alla negazione di un diritto fondamentale – afferma Giuseppe Massafra, segretario generale della CGIL Frosinone Latina –. Migliaia di cittadine e cittadini, molti dei quali vivono in condizioni di grave disagio, non riescono nemmeno ad accedere al percorso di riconoscimento della propria disabilità. Questo significa che vengono di fatto esclusi anche dalle prestazioni economiche e dai supporti cui avrebbero pienamente diritto.” Oltre al crollo delle domande, preoccupa infatti il numero di quelle effettivamente definite: delle 4.469 istanze presentate, solo 1.584 hanno portato all’emissione del certificato unico, lasciando oltre 3.000 persone senza alcuna risposta. Un dato che conferma le criticità già denunciate all’avvio della sperimentazione. Secondo la CGIL, due sono le cause principali di questo stallo. La prima è l’introduzione del nuovo certificato medico introduttivo, obbligatorio per l’avvio della procedura, che richiede tempi lunghi di compilazione e che, in molti casi, non viene redatto dai medici di medicina generale. Questo costringe le persone a rivolgersi a specialisti privati, con costi elevati spesso insostenibili per chi già si trova in situazioni di difficoltà economica e sanitaria. La seconda è la totale assenza di un coordinamento efficace tra INPS, istituzioni sanitarie e medici, che sta rallentando ulteriormente le pratiche e accentuando le disuguaglianze territoriali. “La situazione è aggravata dall’assenza di risposte da parte dell’Ordine dei Medici della provincia di Frosinone – prosegue Massafra –. Ribadiamo la necessità urgente di coinvolgere attivamente i medici di base e chiediamo l’introduzione di un prezzo calmierato a livello provinciale per la redazione del certificato introduttivo, così da garantire parità di accesso per tutti i cittadini a un diritto costituzionalmente riconosciuto.” La CGIL esprime inoltre forte preoccupazione per l’intenzione annunciata dal Governo di estendere la sperimentazione ad altre undici province a partire da settembre. “Altro che estensione – incalza Massafra –. Con questi dati, è evidente che le persone più fragili, anziché essere poste al centro di un sistema di tutela, vengono oggi sistematicamente escluse. A questo punto non si può più parlare di sperimentazione, ma di un modello già operativo che sta producendo esclusione e disuguaglianza. Chiediamo con forza che si apra immediatamente un confronto serio con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali, per ripensare un percorso condiviso, equo e trasparente.
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