Accusati di aver consegnato soldi ad un carabiniere in cambio di favori, gli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia, rispettivamente padre e figlio, affilano le armi e portano in udienza ben 80 testimoni.
Il processo, che si terrà con giudizio immediato, è stato fissato per il prossimo 11 luglio. Tra gli imputati anche un carabiniere. I legali frusinati, ricordiamo, erano finiti nel mirino della Guardia di Finanza di Verbania, che stava svolgendo un’inchiesta sugli accessi al sistema informatico e i favori da parte del carabiniere, all’epoca dei fatti, in servizio presso la caserma provinciale di Frosinone. Secondo le accuse, Alfredo e Gabriele Scaccia avrebbero acquisito informazioni sensibili su alcuni procedimenti giudiziari. I due avvocati, che hanno sempre respinto ogni accusa, si sono difesi sostenendo che i soldi, di cui si parlava nelle intercettazioni con la parola “caffè”, non erano altro che la ripartizione delle vincite delle scommesse sportive che i tre facevano insieme. Gli appuntamenti sovente venivano fissati al bar dove appunto amavano sorseggiare il caffè. Secondo quanto sostenuto dal difensore dei due imputati, Marco Cianfrocca, i suoi assistiti non avrebbero avuto alcun bisogno di pagare il militare ,in quanto si trattava di mansioni che svolgeva abitualmente. Lo stesso carabiniere, che è difeso dall’avvocato Nicola Ottaviani, nel corso dell’interrogatorio ha sempre sostenuto di non aver mai preso denaro dagli Scaccia. I due avvocati, che hanno sempre sostenuto la loro estraneità ai fatti contestati (a loro tra l’altro non sarebbe stato contestato alcun accesso informatico abusivo) sono intenzionati a dimostrare nelle aule di giustizia la loro innocenza. Tutto il lavoro forense trattato è stato sempre svolto rispettando l’ufficialità. Ad avallare quanto dichiarato il fatto che la maggior parte dei testimoni che sono stati portati in aula appartengono alle forze dell’ordine.
