(di Cesidio Vano) L’avvocata della veggente Gisella Cardia: “Dalla perizia la conferma di una traccia mista. Il 17 giugno nuova udienza a Civitavecchia”
Non ci sarà alcuna proroga all’inchiesta condotta dalla Procura di Civitavecchia sul caso della Madonna di Trevignano Romano. L’ipotesi investigativa è quella di truffa – dopo la denuncia di un ex seguace che ha versato un’ingente somma di denaro all’associazione fondata dalla veggente – e, benché la procura avesse chiesto ulteriore tempo per indagare, il Gip ha ritenuto che le indagini preliminari potessero considerarsi concluse. Questi mesi di indagini sono stati caratterizzati dalla perizia che gli inquirenti hanno richiesto al genetista forense Emiliano Giardina. All’attenzione dello specialista, le statuine ‘piangenti’ sangue e/o olio profumato e un dipinto, che avrebbe ‘pianto’ sangue anch’esso. La perizia è stata già depositata e ora sarà analizzata dal Gip e dalle parti in vista dell’udienza già fissata per il prossimo 17 giugno. Le analisi di laboratorio, come in parte è già trapelato, hanno stabilito che quelle tracce rossastre presenti sui reperti, fatti sequestrare nei mesi scorsi dai carabinieri su ordine della magistratura civitavecchiese, fossero effettivamente sangue e sangue umano. In particolare, sangue appartenente alla stessa veggente Gisella Cardia, all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla. Ma non solo. Sui reperti ci sarebbero anche tracce ematiche di un’altra persona, sempre una donna, al momento non individuata. Al Corriere della Sera, però, l’avvocato di Gisella Cardia, indagata assieme al marito Gianni Cardia, afferma di avere notizie certe sulla perizia e spiega: «Sulla statua della Madonna – rivela l’avvocata Solange Marchignoli, che sostiene di disporre della relazione finale del professor Giardina – non è stato trovato solo il Dna di Cardia, ma anche quello di un altro profilo femminile». Si tratterebbe, cioè, di una traccia non singola ma mista. Di più. In base alle informazioni in possesso dall’avvocata, non sarebbe neppure possibile isolare l’aspetto ematico: «Non è possibile – sostiene Marchignoli – discernere le tracce del Dna, capire cioè se provengono dal sangue, dal contatto o dalla saliva». Prove, secondo la difesa, che scagionerebbero Cardia, che avrebbe più volte maneggiato e baciato la statuina lasciando così pure le sue tracce, sulla statuina di plastica. Il fatto che però ci sia anche un secondo Dna, dal loro punto di vista, cambierebbe tutto. Sempre al Corriere della Sera, l’avvocata Solange Marchignoli aveva infatti già anticipato: «se il profilo genetico sarà è singolo, significa che è solo di Cardia e lo ha messo lei, quindi in questo caso si andrebbe a giudizio, ma se, come ci si aspetta, il profilo è misto ,vuol dire che il Dna trovato sulla statua contiene anche e non solo Dna di Gisella, cosa che noi ci aspettiamo perché lei ha utilizzato la statuetta, l’ha baciata e maneggiata».
