Nel mercato dei veicoli usati, la correttezza delle informazioni fornite al consumatore rappresenta un principio imprescindibile. Tuttavia, il caso esaminato dal Tribunale di Frosinone evidenzia come tali informazioni possano essere manipolate per ingannare gli acquirenti.
Un uomo di Frosinone, difeso dall’avv. Emanuele Fierimonte del foro di Roma, ha ottenuto un risarcimento di 12.000 euro dopo essere stato vittima di truffa da parte di una concessionaria locale. L’uomo aveva acquistato un’automobile usata pubblicizzata dalla concessionaria su una rivista, fidandosi del chilometraggio dichiarato. Ma, dopo aver completato l’acquisto e sottoposto il veicolo a un controllo tecnico, ha scoperto che l’auto aveva in realtà percorso 160.000 km in più rispetto a quanto indicato. Preso atto della frode, l’acquirente ha restituito il veicolo, chiedendo la restituzione del denaro. La concessionaria, nel tentativo di risolvere la situazione, ha offerto una seconda vettura come sostituzione. Tuttavia, anche questa, come rivelato da un’ulteriore verifica, presentava un chilometraggio manomesso. A questo punto, l’uomo si è rivolto alla giustizia. Il giudice del Tribunale di Frosinone ha riconosciuto la sussistenza del reato di truffa aggravata, condannando la concessionaria al pagamento di un risarcimento di 12.000 euro. Il caso mette in luce una pratica ingannevole purtroppo diffusa nel mercato dell’usato: la manomissione del contachilometri per aumentare il valore commerciale del veicolo. Questo comportamento integra pienamente il reato di truffa aggravata, poiché il venditore, attraverso artifici e raggiri, induce l’acquirente in errore, traendo un ingiusto profitto a suo danno. Questo caso rappresenta un precedente significativo per la tutela dei consumatori e un monito per i venditori, richiamati al rispetto delle regole di correttezza commerciale. Anna Ammanniti
