(di Dario Facci) Tentativi di ritornare a far politica si registrano nelle ultime ore sul fronte Partito Democratico. Scomparsi quasi completamente dalla scena per far posto all’eterna battaglia congressuale (della quale ancora non si vede un’ipotetica fine) i dem della provincia di Frosinone tornano negli ultimi giorni a pensare anche ad altro.
Nelle ultime ore l’intervento del vice presidente della Provincia, Enrico Pittiglio, il quale chiama a raccolta i sindaci e i cittadini di ogni appartenenza, per partecipare in massa alla manifestazione “Europa in Piazza”. L’ex segretario della federazione provinciale, Luca Fantini, è intervenuto sui referendum: “In campo con cinque sì per archiviare precarietà e insicurezza – scrive – l’indicazione della segretaria Elly Schlein di mobilitare il Partito Democratico a sostegno dei cinque referendum indetti dalla Cgil su cittadinanza e lavoro è una scelta fondamentale e necessaria. Va definitivamente chiusa la stagione della precarietà e dell’insicurezza nei luoghi di lavoro”. Due però, per motivi molto diversi tra loro, sono gli interventi più interessanti, se non altro sotto il profilo della notizia. Il primo è quello di Antonio Pompeo. L’ex presidente della Provincia incita il partito a tornare a fare politica: “Dobbiamo guardarci in faccia con coraggio. I partiti sovranisti crescono, Donald Trump vince, la destra si radica perché il cosiddetto fronte progressista è timido su tematiche fondamentali. Facciamo bene a tenere alta l’attenzione sui diritti, ma è arrivato il momento di dare risposte sulle tematiche che decidono l’esito elettorale. Vale a dire l’immigrazione e la sicurezza. Non possiamo lasciare questi argomenti ad una destra che cavalca le paure della gente. Dobbiamo dire quello che faremmo noi, tenendo presente che il tema della sicurezza è reale”. “Allo stesso modo – continua Pompeo – è arrivato il momento di mettere in campo una nostra ricetta economica che guardi pure al mondo delle imprese. La produzione di ricchezza e di profitto non è un reato: sta poi a noi conciliare tutto questo con la nostra idea di welfare, di Stato Sociale e di condizioni dei lavoratori. L’Italia sta facendo i conti con una evidente crisi industriale, produttiva e perfino di lavoro. A meno di non considerare il precariato un valore aggiunto. Alle favolette di una destra incapace di governare dobbiamo contrapporre la nostra serietà improntata al realismo”. E poi Pompeo stringe sul locale: “Il Pd ha bisogno di politica, non di continue prove muscolari. Certamente il congresso va celebrato quanto prima, ma per farlo occorre attendere serenamente il giudizio della commissione nazionale di garanzia. Nel nostro territorio – sostiene Pompeo – il Partito continua a mostrare importanti segni di cedimento. E temo che siamo solo all’inizio. Queste sono le situazioni sulle quali bisogna porre attenzione. E’ il caso di Frosinone dove nel circolo si sono registrate le dimissioni da capogruppo di Angelo Pizzutelli e di sei membri della segreteria. E’ arrivato allora il momento che ci si domandi realmente il perché di quello che sta avvenendo nella città capoluogo. Di questo c’è bisogno se davvero si vuole creare una squadra competitiva e vincente a Frosinone partendo e valorizzando coloro che ci sono sempre stati e si sono sacrificati anche nei momenti più difficili”. “Non possiamo non porci il tema delle prossime elezioni di Ceccano, dove avremmo bisogno di unità vera e di un candidato sindaco condiviso. Ma più in generale siamo in una fase nella quale gli avversari, quelli veri, possono approfittare della nostra situazione di debolezza. Ecco perché, mentre aspettiamo le decisioni degli organi del partito, dobbiamo cercare di riprendere un cammino di Politica. Sì, con la P maiuscola. Mi riferisco anche alla politica delle alleanze e all’individuazione delle tematiche che davvero interessano alla gente: il lavoro, il sociale, la sanità, la scuola”. La conclusione, sul congresso, è davvero interessante. Per la prima volta dopo le aspre battaglie che si sono registrate negli ultimi mesi, una richiesta di tornare al buonsenso: “Il congresso – conclude Antonio Pompeo – non può essere visto e vissuto come una eterna “guerra”. Ma come un’opportunità per definire i ruoli e poi però remare dalla stessa parte. Nessuno ce la fa da solo. Ritroviamo il senso di comunità”. Non finisce qui. Dalla provincia di Frosinone, sempre negli ultimi giorni, è partita una missiva diretta non al partito nazionale ma addirittura al PES, cioè ai vertici del Partito Socialista Europeo del quale il Partito Democratico italiano fa parte. La missiva è indirizzata al presidente del PES, Stefan Löfuen, al presidente del gruppo PES, Iratex Garcia e al segretario generale del PES, Giacomo Filibek; è inviata in tre lingue (italiano, inglese e spagnolo) ed è firmata Ermisio Mazzocchi, dirigente provinciale del Partito Democratico della provincia di Frosinone e politico di enorme esperienza (è stato per decenni un funzionario del PCI prima di intraprendere il percorso di trasformazione del partito fino allo stato attuale). L’autore di questa iniziativa davvero sui generis ma molto interessante esprime il bisogno di rivolgersi ai vertici europei considerando ormai quella dimensione come la preminente. Si chiede e chiede, Mazzocchi, quale debba essere il ruolo dei socialisti europei “in un contesto storico che ha visto grandi trasformazioni e un’Europa smarrita e confusa”. L’avanzata delle destre, ragione Mazzocchi – richiede una urgente e necessaria iniziativa politica e sociale che riunisca in un fronte unitario tutto il PSE al fine di rendere più concreta ed evidente un’azione comune e dare maggiore visibilità a un fattivo impegno di tutte le forze democratiche che operano in ogni Paese d’Europa”. “E’ venuto il momento – prosegue – e non possono esserci più deroghe, che il PSE con più chiarezza e forza comunicativa metta in guardia i cittadini europei sui gravi pericoli che incombono sul nostro continente e allo stesso tempo affermi le sue posizioni, avanzi le sue proposte per quel che riguarda la sanità pubblica, la Scuola, l’ambiente, il lavoro, i diritti civili e sociali e il fenomeno dell’emigrazione. E non ultimo definisca quale sia il suo impegno per la pace e per un mondo senza guerre: “Il PSE mostri la sua unità, si renda più visibile, faccia sentire con più energia la sua voce”. Arriva a ipotizzare e a chiedere una convention del PES, Mazzocchi, che stabilisca la linea comune di tutti i partiti europei. E’ un messaggio nella bottiglia, forse, ma a prescindere dalle posizioni e dalle appartenenze, di gente così capace di pensare, di aspirare al miglioramento con una visione chiara degli orizzonti, ce ne vorrebbe davvero di più. Certamente a sinistra ma non solo.
