Paliano – Il Comitato residenti Colleferro contro il progetto per il biometano nella valle del Sacco

chiaro13
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Il ‘Comitato residenti Colleferro’ ha diffuso una nota, a firma della rappresentante Ina Camilli, in cui solleva diverse questioni in merito al progetto per la realizzazione di un impianto di biometano, da materia derivante da scarti agricoli (letame ed altre tipologie di scarti agricoli), redatto da una società privata, nel comune di Paliano, parlando di “irregolarità e criticità”.

“Tali criticità – si legge nella nota – sono relative al mancato rispetto delle normative urbanistiche e paesaggistiche, ai potenziali impatti ambientali e idrogeologici, alla viabilità ed accessibilità, alle abitazioni e al paesaggio, alla localizzazione e gestione dei materiali e degli scarti, alla progettazione ed ai rischi per la sicurezza e la salute dei residenti” e si spiega: “Il progetto risale al 2022 ed è stato autorizzato mediante la procedura abilitativa semplificata (PAS), avviata dalla società proponente, che successivamente ha presentato ricorso al TAR del Lazio (Latina), dopo che il Comune di Paliano ha bloccato l’autorizzazione per varie difformità amministrative. Una volta venuti a conoscenza della situazione, come Comitato residenti Colleferro, insieme ad alcuni proprietari di terreni confinanti, siamo intervenuti ad opponendum al TAR del Lazio (Latina), nel ricorso presentato dal Comune”. L’impianto dovrebbe sorgere in località contrada colle Carcavella, denominata Tre Ponti, al km 56,00 di via Casilina, in una zona compresa tra Amasona, Castellaccio e S. Bartolomeo di Anagni. “L’ingresso – annotano dal Comitato – avviene sotto curva, e probabilmente non è autorizzato per una attività, che è simile ad una industria di grandi capacità e non ad un insediamento agricolo. Peraltro, parte del terreno non è nella disponibilità della società proponente il progetto che, per la viabilità di accesso all’impianto, ha inserito un secondo varco ed una seconda strada, di proprietà privata di terzi, quindi non utilizzabile. Il progetto è stato ideato e proposto per l’insediamento dell’impianto su un terreno agricolo costituito dall’unione di varie particelle catastali per una superficie lorda complessiva di circa 2 ettari, la cui morfologia e topografia è tale da determinare due zone ben distinte dell’area. Una identificante la parte collinare (con una forte pendenza del suolo) ed una pianeggiante, quella di valle, con separazione delle due da un dirupo di enorme altezza, circa 10 metri di dislivello e da una strada interpoderale. L’area di sedime per questa tipologia di impianti di biometano – proseguono dal Comitato – normalmente è pari ad almeno 4/5 ettari e dovrebbe essere ubicata lontano da centri abitati e/o abitazioni singole e dovrebbe essere preferibilmente pianeggiante, al fine di agevolare le fasi di costruzione e di gestione del sito, anche per ragioni di sicurezza. Quindi, il sito scelto dalla società proponente è inidoneo ad accogliere un processo produttivo di così grande entità e sicuramente, valutando il progetto, esso necessiterà di molto altro terreno limitrofo, arrecando ancor più danno al paesaggio, oltre che agli abitanti della zona, che fino a qualche tempo fa vivevano una vita tranquilla”. La nota a firma di Camilli, tra le altre cose, inoltre afferma: “Nel circondario esistono varie abitazioni a distanza ravvicinata dall’impianto, che possono essere fortemente influenzate da possibili cattivi odori, rumori, inquinamento e soprattutto si troverebbero esposte ad una fonte di pericolo, visto l’accumulo di gas entro enormi serbatoi. Nella zona di collina del progetto sono stati inseriti serbatoi di enorme altezza contenenti materia prima e gas, limitando la visuale di alcune abitazioni limitrofe, oltre a rendere pericoloso poter vivere a breve distanza da essi. Nella zona di valle del progetto sono previste enormi strutture per il deposito di materia prima e di scarto, con ubicazione accanto al fiume, al fosso ed a ridosso di via Casilina, determinando l’inosservanza del rispetto della normativa, che prevede l’inedificabilità”. E concludono: “Se l’impianto verrà messo in opera il futuro di questo territorio – la strada del vino Cesanese – sarà segnato. Paliano non è una città, è un borgo storico, che vive delle sue solide tradizioni e che vanta un’economia agricola, fatta di piccole aziende ed agriturismi, cui si accompagna un turismo enogastronomico e religioso. Anche il Monumento naturale la Selva finirebbe per essere travolto​: Regione e Comune dicano se vogliono rilanciarla o affossarla definitivamente”.
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