(di Dario Facci) Se qualcuno, anche per un istante, ha pensato che il Congresso provinciale di Frosinone del Partito Democratico poteva essere piatto e unitario, è stato un illuso.
L’accordo tra le due principali componenti del partito in questo momento non solo sarebbe difficilissimo per come si sono evoluti i fatti ma, soprattutto, sarebbe falso. E se di una cosa non ha bisogno un partito in continua picchiata di iscrizioni è proprio di sembrare farlocco negli equilibri interni. Alla candidatura avanzata da AreaDem, quella del trentenne misconosciuto proveniente dall’estremo sud della provincia Achille Migliorelli è corrisposta, come se non fosse scontato, quella dell’uscente Luca Fantini, sodale della consigliera regionale Sara Battisti e della corrente che fa capo al guru romano del partito, Claudio Mancini. Il confronto, pure franco e duro, non può che far bene a un partito che si deve rifondare e che deve uscire fuori dall’immagine, più o meno veritiera che sia, di essere un nido caldo per un giglio magico o un gruppo di estremisti del personalismo. Il Partito Democratico dev’essere, e questa volta può esserlo, un terreno di confronto. Se serve, di scontro sulle idee, sull’approccio i programmi, su una piattaforma questa sì unitaria d’azione per intervenire sui problemi, tantissimi e gravissimi, che il territorio della provincia di Frosinone ha dalle valli fino alle alte vette degli Ernici, dei Simbruini o delle Mainarde, quelle che indifferentemente, purtroppo, si vogliano.
