Omicidio Serena Mollicone – Il procuratore: “Sentenza da riscrivere”

Marina Mingarelli
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Secondo l’accusa la sentenza a carico degli imputati dell’omicidio di Serena Mollicone andrebbe riscritta. La procura ha presentato ricorso in Cassazione contro l’assoluzione dei Mottola e chiesto l’annullamento e rinvio ad altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma.

Tra i punti evidenziati dall’accusa che sarebbero stati sottovalutati, le dichiarazioni di Tuzi, i depistaggi, la prova scientifica e il movente. In riferimento al brigadiere Tuzi che ha collocato Serena in caserma il giorno del delitto, la procura generale ha ritenuto le sue dichiarazioni attendibili, ciò anche per i riscontri esterni pervenuti dal suo amico Marco Malnati in Appello. Di parere contrario la corte di Assise che ha contestato il tenore delle dichiarazioni che erano state di segno opposto. Per la Corte d’Assise di Cassino si sarebbe trattato di condotte maldestre e non di depistaggi; per la Corte d’Appello invece qualcosa di più. Alla fine però il depistaggio è stato escluso. Altro elemento da evidenziare, che la procura generale ritiene che la porta sequestrata nell’alloggio della caserma di Arce sarebbe l’arma del delitto contro la quale sarebbe Serena sarebbe stata spinta prima di svenire ed essere soffocata. Infine il movente collocato dalla Procura Generale nel risentimento di Serena nei confronti di Marco Mottola accusato di spacciare la droga ad Arce. Ma nella sentenza il movente sarebbe stato definito evanescente. Secondo il criminologo Carmelo Lavorino difensore della famiglia Mottola il processo di primo grado e quello d’Appello sono stati impostati sul falso doppio presupposto che l’arma del delitto o mezzo lesivo fosse la porta della caserma di Arce e che il nastro che legava il capo di Serena Mollicone contenesse 28 frammenti lignei provenienti dall’ipotetico impatto del capo della diciottenne con la porta. Ma in realtà tutto questo, secondo Lavorino, non è stato mai provato. Mar. Ming.
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