(di Dario Facci) Forse il Partito Democratico di Frosinone è Dop. Non nel senso di Denominazione di Origine Protetta ma di Disturbo Oppositivo Provocatorio.
Convinto che le beghe interne ad un partito politico non facciano notizia, devo ricredermi per quel che sta accadendo al PD della provincia di Frosinone: un partito che non riesce a mettersi d’accordo su niente, neanche sul fatto ormai conclamato da mesi, che le sue componenti interne non sono d’accordo su niente. Dev’esserci per forza un diffuso disturbo della percezione della realtà e una compromissione comportamentale se, per la terza volta consecutiva, rimandano addirittura la riunione della Direzione provinciale per comporre la Commissione per il Congresso. Le componenti non si mettono d’accordo sul numero di componenti ascrivibili a ciascuna di loro, perché non si fidano assolutamente gli uni degli altri. Alle regole certe per la gestione del Congresso, insomma, non ci credono per niente. Alcuni di loro, afflitti anche dalla sindrome da edulcorazione della realtà, si battono alla morte per venir fuori dall’impasse con un accordo sul numero dei rappresentanti. Magari due per ogni componente quando nessuno conosce la consistenza delle stesse: mai e poi mai! tuonano quelli di AreaDem, convinti di avere la maggioranza e spinti dalla considerazione, tutto sommato ovvia, che votare sulla formazione della Commissione equivarrebbe più o meno a un voto Congressuale anticipato. Dall’altra parte c’è da capire che considerare tutte le componenti alla stessa stregua, come alcuni altri vorrebbero, è difficile, se non altro perché alcune di esse risultano impalpabili secondo qualsiasi analisi dell’appartenenza. Viene da chiedersi: ma che problema ha il Partito Democratico con le consultazioni interne? E’ capace di partorire le favolose Elezioni Primarie aperte, cioè elezioni per eleggere la propria dirigenza alla quale possono votare addirittura gli avversari politici (una pratica considerata una boiata pazzesca nel segreto delle coscienze di quasi tutti loro) e poi non riescono a confrontarsi tra veri iscritti per stabilire il numero dei componenti di una commissione? Potrebbero tirare fuori dal cilindro un’altra geniale trovata: le primarie vietate agli iscritti, cioè le elezioni per decidere qualcosa del partito alle quali non possono votare gli interni al medesimo. Così non c’è il rischio di sospettare il sabotaggio delle regole, il tradimento nel segreto, la cospirazione nel buio.
